Recensione

I MIEI STUPIDI INTENTI #5

Questa è la lunga vita di una faina, raccontata da lei stessa medesima. Tra boschi, colline, tane, c’è la storia di un animale diverso da tutti. Un esordio sorprendente di Bernardo Zannoni.

Recensione di Davide Torri

Ph. by Zdeněk Macháček on Unsplash
17/07/2022
4 min
E così siamo all’ultimo libro da mettere nello zaino.

Il quinto titolo ha pienamente meritato un posto nei nostri viaggi tra le montagne e i boschi. Ecco, forse è proprio il fatto che questo romanzo sia ambientato in un bosco che l’ha fatto entrare nella nostra e in altre cinquine[1]. Un libro leggero e perfetto.

I MIEI STUPIDI INTENTI

Questo romanzo, dallo stile impeccabile, è la celebrazione della vita, della morte e della scrittura. So che non basterà a farvi leggere il libro questa affermazione ma potrei anche non riuscirci con altro perché, in fondo, l’ultimo consiglio di lettura per questa estate parla solo della breve vita di una faina.

La faina, prima che apparisse il miracoloso romanzo del giovane Zannoni[1], non era certo tra i più famosi animali del bosco: trascurato o, al meglio, confuso con la donnola. Archy, il protagonista, una faina maschio, sarà la voce di una storia di grande originalità e umanità nonostante la sola presenza di animali. Un racconto dove le stagioni scorrono abitate da animali[2] che parlano una lingua comune, che hanno tane come case, che appiccano incendi, dove chi è forte domina e chi non lo è soccombe. Archy non è forte, non sa cacciare, è zoppo e ha un fastidioso difetto che lo rende diverso da tutti gli altri. Ha nella sua testa pensieri fatti di ma e se (…) che hanno a che fare con il prima e il dopo, e con Dio.

Proprio per questi difetti (almeno per i primi tre) Archy sarà venduto da sua madre, per una gallina e mezza, a Solomon, ricca, vecchia e disonesta volpe dalla memoria lunga perché sa leggere e scrivere e che, soprattutto, è, o almeno così lei si ritiene, figlio di Dio[3]

“Io sono figlio suo, sono un uomo.”

Solomon porta la giovane faina alla conoscenza di Dio e della scrittura. Archy sarà sempre meno animale, avvierà delle riflessioni che sono alla base della filosofia, scoprirà a sua volta Dio, il tempo e la morte. E sarà meno libero. Illuso, proprio come gli uomini, di poter condurre il proprio destino ignorando che tra la nascita e la morte, tolto il dolore e l’amore – la faina scoprirà in grandi dosi entrambi-, resta poca roba.

Se esiste il male, allora Dio è cattivo. Persisterà in lui l’istinto di sopravvivenza per affrontare la crudeltà e il cinismo del mondo, la voglia di stare nel presente e nella natura, la violenza di Archy è quella che già ha ricevuto.

Non esiste pietà, o amore, o ancora la paura, il dolore, la vergogna; non esiste niente all’infuori di quella spinta cieca, che è sopravvivere, mangiare (…) Imparai ad apprezzare la solitudine e trovare la pace con Dio. Mi fu chiaro che il mondo non odia nessuno, e se è crudele, è perché noi siamo crudeli.

Bernardo Zannoni

Archy saprà perdonare, prendersi cura degli altri, soffrirà e saprà anche amare. In questo romanzo sono gli animali ad essere protagonisti ma non è una fiaba, gli animali sono umanizzati ma restano animali, senza coscienza, memoria, crudeli e ignoranti del tempo che passa. Tutti ma non Archy, non Solomon. Loro sanno leggere e sanno scrivere e per questo scopriranno, così come gli uomini, che si è destinati alla morte e che Dio può essere, rispetto alla scoperta di una vita mortale, una speranza di salvezza. La faina si costruisce (così come anche Solomon e la gran parte degli uomini) una fede prêt-à-porter, incerta, zoppa come lui. Dentro quella fede c’è la meraviglia della scoperta, l’allontanarsi nel momento in cui il Dio-su-misura diventa crudele e c’è, alla fine la consolazione e la resa. Anzi la consolazione della resa.

(..) me la prendevo con Dio perché non potevo fare altrimenti. Forse se non l’avessi conosciuto non mi sarei lamentato così tanto (…) ero costretto ad avere un nemico, mi veniva istintivo.

 Archy aggiungerà un’altra epifania a tutto questo abbracciando l’illusione che le parole scritte possano sopravvivere a chi le ha messe su un quaderno. Scrivere per assomigliare agli uomini, per dimenticare il dolore, per testimoniare il proprio mondo, scrivere per convincersi che la propria vita è stata altro da quella che è stata.

Bernardo Zannoni ha creato un libro con dentro un sacco di domande difficili, domande a cui occorre cercare una risposta; ci ha regalato una storia che ha protagonisti gli animali, i loro istinti, la crudeltà, il sangue, ma anche un romanzo che ci parla, che ci chiede cosa vuol dire essere e restare umani anche nella consapevolezza dolorosa di essere mortali.

Ho guardato Dio in faccia e lui ha guardato me, e non mi è sembrato crudele (…) Questo è il mio ultimo intento: scappare come tutti dall’ inevitabile.

_____
[1] Ovviamente intendiamo (anche) la cinquina del Premio Campiello 2022. Se volete conoscere l’autore (ed anche gli altri finalisti): https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2022/05/Alessandro-Zannoni–5f3b2c30-d212-4917-9bbc-fffeceefea04.html

[2] Bernardo Zannoni, nato a Sarzana nel 1995, è al suo primo romanzo.

[3] Esopo è il padre di tutti quelli che vogliono raccontare storie di animali che parlano. Altri romanzi pure: Il vento tra i salici dello scozzese Kenneth Grahame, che prendeva spunto dall’Inghilterra di Edoardo VII e dalle sue divisioni sociali, e lo stracitato La fattoria degli animali di George Orwell, che conteneva la deriva autoritaria dello stalinismo. Nella quarta di copertina si accosta il libro di Zannoni ai film della Pixar e, francamente, lo trovo fuori luogo. Ci sono, però, due bellissimi film che metterei a fianco di Archy. Sono entrambi di Wes Anderson, girati con la tecnica dello stop-motion: Furbo il signor Volpe, tratto dall’omonimo romanzo di Roald Dahl e il più recente L’Isola dei Cani. https://www.youtube.com/watch?v=lfLLCbPY2fs. Il mondo de I miei stupidi intenti è un mondo di animali che ci vengono proposti con, ben evidente, il lato oscuro dell’animo umano.

[4] Il tema dell’anima degli animali (accessorio indispensabile per accedere al Paradiso) è, almeno nel mondo occidentale dibattuto da qualche anno, da quando, in una udienza generale dedicata al tema della vita e della morte, Papa Francesco ha avviato la riflessione riguardo ad un possibile paradiso per gli animali citando l’apostolo Paolo che a un bambino in lacrime per la morte del suo cane aveva risposto: «Un giorno rivedremo i nostri animali nell’eternità di Cristo». Quando Archy incontrerà la morta questo sarà, per lui, ancora più angosciante perché se per gli uomini l’idea di Dio diventa una specie di garanzia per vita eterna, per gli animali non c’è salvezza.

I MIEI STUPIDI INTENTI

Autore: Bernardo Zannoni
Editore: Sellerio, 2021
Pagine: 252
Prezzo di copertina: € 16,00

Sellerio

Davide Torri

Davide Torri

Insegnante di educazione fisica. Da diversi anni promuove iniziative dedicate alle terre alte (e anche alle montagne di mezzo). Ha prodotto documentari e spettacoli teatrali, organizzato convegni, incontri, mostre, costruito progetti di microeconomia alpina, pubblicato saggi e ricerche: il tutto dedicato alle montagne e alla gente che sopra ci vive (in pace). Collabora con altitudini da molto tempo.


Il mio blog | Scrivo su altitudini.it da molto tempo. Mi piace starci perché, nonostante sia virtuale, è un luogo dove la concretezza delle persone e delle montagne è sempre lì: da toccare.
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