Racconto

#34 • Agosto 2050

"Il mondo ha una speranza e la speranza è in mano a questo nugolo di ragazzini che vivono in sintonia alla natura sempre più selvaggia e padrona del mondo."

testo e foto di Massimo Bursi

Tempesta Vaia, ottobre 2018 nella zona della Fornasa.
29/12/2019
4,50 min
informazioni
Ho quasi 87 anni e c’è un caldo veramente insopportabile.

Tutta colpa dei gas serra che abbiamo generato durante gli anni di industrializzazione pesante in cui si produceva, si costruiva, si asfaltava e si inquinava come se non ci fosse un domani.
Sto tornando da una parete a me cara, sulla quale arrampicavo già cinquant’anni fa. Oggi sono con il mio badante che mi fa da capocordata, un ragazzo che faceva il maestro di sci e che si è dovuto reinventare questo lavoro per sopravvivere. Scalatori non ce ne sono più per il caldo, saranno tutti nelle palestre indoor, ed io sfrutto la bella strada, con ghiaino, che il CAI locale ha predisposto apposta per noi scalatori anziani per consentirci di arrivare sotto alle pareti, senza il drone-paranco-sollevatore.

C’è un silenzio assordante poiché la natura selvaggia si sta riprendendo gli spazi dopo l’eccessiva antropizzazione dei decenni passati: ci sono falchetti, caprioli, lepri e volpi, per non parlare delle salamandre grazie al clima molto umido. Sotto le pareti gialle e rosse ci sono ampi grottoni, mi siedo e immagino l’uomo sapiens che usava i grottoni come ripari, guardando giù verso la valle, riparandosi con il fuoco dai pericoli e dagli animali feroci. Poi è seguita l’epoca dell’antropizzazione che io ho vissuto in pieno: l’autostrada di fondovalle con tutto l’orrendo rimbombo creato da automobili ed ancora le rocce prese d’assalto da noi scalatori del Nuovo Mattino.

Ora, dopo l’orgia umana chiamata anche periodo dell’antropocene, è tutto molto più tranquillo. Le pareti sono più pericolose di un tempo, poiché con l’innalzamento della temperatura, il permafrost, il collante naturale delle rocce, non tiene più e ci sono numerosi crolli tanto è vero che le amministrazioni comunali, di concerto con il CAI, hanno rigidamente normato l’accesso alle pareti solo in certe stagioni e solo quando la temperatura non è troppo elevata e pure le assicurazioni non rispondono in caso di incidenti avvenuti nelle fasce di accesso non consentite. Ma io noto che i crolli avvengono quando la natura ne ha voglia e senza rispettare le fasce di interdizione. Anche per arrampicare servirebbe un patentino che dopo gli ottant’anni va aggiornato, ogni due anni, con un esame da sostenere di fronte ad una commissione di medici geriatri, alpinisti-legali ed esperti di sicurezza e rischio a cui io contesto il fatto di non aver mai fatto vere scalate.

In realtà, io ed i miei compagni, sebbene piuttosto avanti con gli anni, utilizzando i moderni risultati e frontiere della medicina, io ad esempio ho due protesi alle ginocchia, un’anca artificiale ed un rinforzo in carbonio per la schiena, beh ecco noi andiamo lo stesso ad arrampicare su queste pareti magari cercando i tiepidi mesi invernali… in fondo eravamo degli anarchici sognatori quando abbiamo scoperto queste pareti e d’ora, che sembra essere vicina la fine del mondo, continuiamo ad esserlo!

Frana in Dolomite

Quando iniziai ad arrampicare attorno al 1980 ricordo che d’inverno quando c’era la neve, tanta neve, si andava a sciare, a fare cascate di ghiaccio, a scalare le pareti nord. Poi un anno, mi ricordo ancora quando, era il maggio 1986, ci dissero di stare in casa poiché vi era stato un incidente nucleare a Chernobyl, avvertimento che noi ovviamente non prendemmo in considerazione.
Poi negli anni successivi vi è stato un crescendo di infausti eventi: estati sempre più calde, ghiacciai che si ritiravano e crolli inattesi di pareti. E ancora, uscite di sci alpinismo con imprevedibili slavine, pareti nord da salire solo d’inverno per evitare il pericolo di crolli e distacchi.
Infine, nell’ottobre del 2018, il primo violento nubifragio chiamato Vaia che ha distrutto centinaia di migliaia di alberi sui boschi delle Dolomiti fra Veneto e Trentino Alto-Adige. A quel nubifragio tanti ne sono seguiti con frequenza e violenza impressionante.
E poi nei decenni successivi le cose sono ulteriormente peggiorate: nubi tossiche che arrivavano spinte da venti malefici con impatti nocivi sulle coltivazioni ed inevitabili ricorsi a cibi artificiali, aria irrespirabile che faceva rimpiangere lo smog della pianura padana degli anni 2000. Questo portava ondate di malattie non più gestibili in una popolazione meticcia che andava oramai invecchiando.

Noi riscontravamo che il riscaldamento della terra e l’accumulo di anidride carbonica hanno causato siccità, temperature estreme, inondazioni, aumento del livello del mare, caldo intenso, incendi, desertificazione, diffusione di malattie, terremoti, tsumani, aumento dell’acidità degli oceani, estinzioni di specie animali e vegetali… eppure io nutro ancora speranza!
Gli uomini più deboli soccombevano, chi non riusciva ad adattarsi al caldo, all’umido e alla violenza della natura si rinchiudeva in casa e nei centri commerciali allontanandosi sempre di più dalla natura crudele.

Io, che amavo correre a mezzogiorno nelle calde giornate estive e arrampicare al sole in piena estate e a vivere fatiche fra boschi, ghiacciai e crode dolomitiche per giorni e giorni… io mi adattavo piano a piano e sentivo il mio corpo entrare in sintonia con questa nuova, dura ed inospitale, natura. Ed eccomi qua, arrivato alla mia non più giovane età, ancora a sognare montagne e pareti e a vivere piccole avventure nelle montagne dietro a casa.

Mentre mi incammino per tornare a casa, io ancora sognante ma vecchio, malfermo e malandato, vedo salire dal fondovalle un gruppo di ragazzini bardati e pronti alla scalata: si fermano, scambiamo due parole e mi chiedono di una via storica oramai dimenticata e non più presente su internet. Leggo nei loro occhi la stessa passione, lo stesso anarchico entusiasmo che noi avevamo settant’anni fa, indico loro la logica linea di salita e spiego come fare per arrivare all’attacco fra la folta vegetazione che ha oramai mangiato tutto il sentiero di accesso. I ragazzi scappano verso la giusta direzione. Li sento parlare fra loro con entusiasmo di diedri, placche e fessure che intravedono fra le frasche e solo allora capisco che, nonostante il disastro umano, c’è un futuro per questo pianeta.

Il mondo ha una speranza e la speranza è in mano a questo nugolo di ragazzini che vivono in sintonia alla natura sempre più selvaggia e padrona del mondo.

Permafrost che si sta sciogliendo

Questa storia partecipa al Blogger Contest 2019. Fai sapere all’autore cosa pensi della sua storia, scrivi qui sotto il tuo commento.

Massimo Bursi

40 anni di arrampicate prevalentemente in Dolomite! Ora amo le vie lunghe e selvagge dove è naturalmente praticato il distanziamento sociale. Mi piace scribacchiare circa le mie avventure!


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