Il falco e la strega

testo e foto di Chiara Pedrazzoni

29/11/2017
4 min

Poche erano le cose che amava più di un sentiero di montagna.
Lo scricchiolio della ghiaia sotto gli scarponi, le nuvole basse pronte a condensarsi in lacrime di pioggia che avrebbero riempito gli occhi verdi degli alberi, le volte del cielo protette dalle fronde, il vento che accarezza, senza fretta ma con meticolosità, prima gli aghi di pino, poi il pelo degli animali, poi le incorruttibili rocce e infine la pelle di qualche fortunato che in quell’angolo di mondo, per scelta o per caso, ci è finito.
Sicuramente un luogo lieto in cui smarrire il pensiero comune. Ma le sicurezze non rientravano negli avvenimenti di quel giorno.

Si volta, “mi risponderai mai?” domanda una voce seccata e impaziente.
Un passo dopo l’altro e la speranza che il peso delle sue domande si mescoli con le amenità della foresta per diluirsi e , infine, perdersi.
Da sempre la montagna anestetizzava i problemi, fosse anche solo per una manciata di ore; ma c’era qualcosa di diverso nell’aria. Una risposta ci voleva. Una risposta la doveva a quella persona che voleva da lei ancora un pò di tempo, ancora un pò di vita. Ma lei di vita ne aveva bisogno come dell’ossigeno in quel momento e non aveva più forza da prestare in giro. Quella che restava la stava impiegando nell’immane sforzo di continuare a risalire il sentiero, come fosse il corpo della persona amata, studiato e toccato bacio dopo bacio.
In realtà sapeva benissimo ciò che voleva dirgli. E aveva scelto il teatro più maestoso e vero per recitarlo ad alta voce. Qualcosa non funzionava però nella domanda, come se la battuta del compagno non fosse quella citata dal copione per attaccare con la sua parte.
Di questo si trattava: decidere se interpretare la spalla o la protagonista.
Era sempre stata ottima nel primo ruolo, docile, mite ed equilibrata.
Ma il passare del tempo le aveva regalato una prospettiva inedita e invitante della seconda.

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Ma aveva fatto male i conti, perchè lei non era una fata, era una strega: lucida, ludica ed irriverente.
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Per settimane si era arrovellata il cervello cercando di dare un nome al suo malessere, alla necessità di scappare verso l’ignoto e di accarezzare con desiderio un domani incerto.
E un giorno, guardando uno specchio che non la rifletteva, aveva deciso che non poteva più essere l’ombra, l’assistente di scena di un’opera di poco conto.
Dov’era quella fiamma che tutti almeno una volta avevano sentito?
La sua stava crescendo, momento dopo momento, senza la attenzione o permesso, e si preparava a bruciare tutto ciò che di non indispensabile aveva intorno.
Mesi a capire e poi ci era arrivata: lui le aveva rubato la storia, sfilandole il copione da sotto il naso e scrivendo un finale che la vedeva fata buona della storia.
Ma aveva fatto male i conti, perchè lei non era una fata, era una strega: lucida, ludica ed irriverente.
Ed ogni passo speso sulla cima di quella montagna, le stava facendo acquisire una cieca fiducia nel suo potere.

L’epilogo della storia si avvicinava e servivano le giuste parole. Improvvisamente inciampa nella fine della foresta.
Inspira l’aria pulita e fresca della brezza alpina e ascolta il grido di un falco poco lontano che annuncia, a chi lo vuole ascoltare, che sta per lanciarsi sulla sua preda. Sorride incantata e si volta.
Potevano essere miliardi di parole, fiumi di ragionamenti e galassie di spiegazioni. Ma tutto quello che dice è “non sarò io a salvarti questa volta”.
Senza smettere di sorridere si gira e riprende a camminare verso la sua preda, con un nome improvvisamente familiare: futuro.
Poche cose amava più di un sentiero di montagna. Quel giorno però anche un regista distratto, finalmente rinsavito.

Chiara Pedrazzoni

Chiara Pedrazzoni ha venticinque anni, si è laureata, ma ha lasciato la laurea lì dov'era, per andare a lavorare in stalla, tra i vitelli. In ballo ha un progetto di apicoltura, per completare il quadro generale e stare definitivamente all'aria aperta. La scrittura rimane l'unico luogo "chiuso" che ama, perchè apre vie insperate verso l'esterno e quindi verso l'interno. Odia scrivere le presentazioni perchè le descrizioni sa farle solo quando riguardano gli altri.


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