Inseguendo l’alba

testo e foto di Lucia Venturelli

26/11/2018
4 min
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Ore 4.30 di una fresca mattinata di inizio settembre, la sveglia del telefono suona, cerco l'interruttore della luce, ma dopo qualche secondo realizzo che non troverò nessun interruttore.

Mi trovo in una camera di un rifugio a 2200 metri e di notte non c’è corrente perché il generatore viene spento.
Faccio mente locale e inizio a cercare la pila frontale, la trovo e l’accendo facendo attenzione a non puntarla sul letto della mia compagna di stanza che sta ancora dormendo. Mi alzo di scatto, è un risveglio traumatico, ma conoscendomi so che se temporeggiassi anche solo per pochi minuti, coccolata dal calore del piumone, mi riaddormenterei nel giro di pochi secondi.
Tolgo il pigiama, fa freddo, terribilmente freddo. Ci saranno sì e no quattro gradi in questa stanza.
“Alzarsi alle quattro per andare a vedere l’alba, ma che bella idea Lucia”.

Avrei potuto dormire a lungo questa mattina, invece la sete di quei paesaggi mozzafiato, che solo le albe in montagna sanno regalare, mi ha portata a questa folle sveglia.
Appoggio la frontale sul letto e mi vesto il più in fretta possibile per combattere il freddo. Pantaloni pesanti, maglietta termica, calze di lana merino, pile, piumino, zainetto, ok sono pronta.
Apro la porta e la richiudo cautamente, scendo le vecchie scale in legno che scricchiolano al mio passaggio. Entro nella sala da pranzo avvolta nell’oscurità, nessuno ha ancora fatto colazione. Ci sono pochi ospiti in questi giorni in rifugio, la stagione sta giungendo al termine. Mangio al volo una fetta di pane e due biscotti, bevo una tazza di tè ed esco inghiottita dal buio della notte.
L’aria fredda dà sferzate sul mio viso che si ripercuotono sul resto del corpo in piccoli brividi. Sprazzi di energia ed adrenalina che mi aiutano a svegliarmi. Alzo gli occhi al cielo: è nero come la pece ma costellato da migliaia di piccoli puntini bianchi, è una stellata magnifica.

Lucia stai calma. Conosci a menadito questo sentiero, te la caverai benissimo anche senza frontale.

Inizio a correre e mi accorgo subito che la luce della frontale è piuttosto fioca. Per fortuna ho percorso questo sentiero decine di volte questa estate e lo conosco a memoria.
Dopo pochi minuti, la frontale decide di abbandonarmi del tutto.
“Lucia stai calma. Conosci a menadito questo sentiero, te la caverai benissimo anche senza frontale”.
Guardo l’orologio per vedere che ore sono, ho paura di essere in ritardo e di arrivare a destinazione che il sole sia già sorto. Cerco di aumentare il ritmo dei passi, ma sento le gambe rigide. Ho sempre fatto fatica a correre al mattino presto.
Non demordo e continuo a correre, finalmente sono all’inizio del ghiaione, ora inizia la salita. Nell’oscurità cerco di intravedere i segni bianco e rossi che identificano il sentiero. È facile perdersi in questo punto. Soprattutto se è buio pesto e non hai una frontale.
“Lucia, tranquilla” ispiro profondamente.
Chiudo gli occhi e con la mente cerco di ricostruire la traccia del sentiero. Li riapro e dopo qualche passo scorgo su un sasso quel segno bianco e rosso che tanto attendevo.
“Bene sono sulla strada giusta”.

Dopo qualche minuto intravedo anche le corde fisse della ferrata, ora non posso più sbagliare. Afferro il cavo ed inizio a salire.
Al termine della ferrata so che devo puntare verso sinistra. Su questo tratto non ci sono segni sul sentiero. Sembra tutto uguale, rocce e solo rocce. Inizio a vagare senza una meta precisa, ad un tratto una scarpa tocca la neve. Sento il piede scivolare, cerco l’equilibro, cado sul nevaio per qualche metro, finché non riesco ad arrestarmi. Un brivido di adrenalina mi scuote e mi riporta alla realtà.
“Sto andando nella direzione completamente sbagliata, se finisco sul nevaio, son guai seri”.

Sono lacrime di liberazione, di mesi di pensieri e solitudine. Sono lacrime di scelte.

Cerco di tornare sui miei passi. Vedo un masso gigante mi siedo e lacrime imperlate di sudore iniziano a rigarmi il viso. Sono lacrime di paura, di smarrimento. Sono lacrime di liberazione, di mesi di pensieri e solitudine. Sono lacrime di scelte. Se sono qui ora sola è perché l’ho scelto. Ho scelto di fare la stagione in rifugio, di abbandonare un contratto a tempo indeterminato per trascorrere più tempo in montagna ed inseguire un sogno.
Non so quanto tempo passa, ma quando rialzo gli occhi al cielo vedo che ha iniziato ad albeggiare e scorgo in lontananza il rifugio. Non perdo un attimo ed inizio a correre. È una corsa liberatoria, una corsa di rinascita. Tiro fuori tutta la forza che è dentro di me. Quando arrivo al rifugio è il quadro più bello che abbia mai visto. Sembra che madre natura l’abbia dipinto apposta per me. Striature rosee, che si incendiano e diventano rosso fuoco.
Sono sola ad assistere a questo spettacolo. Non sono mai stata così in pace con me stessa.

Lucia Venturelli

Instancabile viaggiatrice, innamorata della vita all'aria aperta, scrittrice dilettante, con un sogno nel cassetto: gestire un rifugio in montagna.
Dopo una laurea a pieni voti in relazioni internazionali, ho presto capito che la vita d'ufficio e il grigiore della città non facevano per me. Ho scelto quindi di imboccare una strada che mi pretermesse di vivere a stretto contatto con la montagna. La scorsa estate l'ho trascorsa lavorando in rifugio nelle Dolomiti di Brenta.


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1 commenti:

  1. Alessandro ha detto:

    Ciao Lucia , mi sono imbattuto per caso nel tuo articolo perché anche io come te ho sentito la irrefrenabile richiamo della montagna ed è da qualche mese che sto combattendo con me stesso per capire ciò che sia giusto ciò che sia più sensato fare . Ormai il malessere che cresce dentro di me nei riguardi di questa società, malata fino al midollo , mi spinge a considerare la montagna come unico riparo da una vita fatta di corse frenetiche , regole sempre più assurde ma soprattutto la mancanza del tempo il tempo per vivere questa vita . Si perché io penso che l aspetto più devastante sia non avere tempo , tempo per le cose belle che la natura ci offre come un regalo di amore immenso l Alba che hai catturato è qualcosa che ti fa capire che le cose belle non possono essere ricercate in questa società , fatta solo di tecnologia distrazioni che allontanano gli uomini da ciò che esiste , che va rispettato e protetto cioè la natura . La passione per la montagna per me nasce come cercatore di funghi ma ben presto diventa un irrefrenabile bisogno per star bene con la mente infatti non esiste nulla che mi porti serenità come l essere immerso nei suoni di un bosco . La montagna è qualcosa di magico qualcosa che mi attira a sé ho ritrovato in alcuni libri di Mauro Corona ciò le sensazioni che provo quando riesco ad andare a camminare e ho rivisto in te molto di me stesso . Spero tu legga queste righe e perché no magari poter fare un due parole insieme spero anche che tu stia riuscendo a realizzare il tuo sogno e spero che un giorno io riesca a realizzare il mio . Ciao Lucia grazie perché i sognatori come noi sono difficili da capire ed a volte è bello sapere di non essere soli . Ciao mi chiamo Alessandro da Verona

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