Saggio

IL BARONE CHE PORTÒ LA RELATIVITÀ IN DOLOMITI

Il barone Roland von Eőtvős, fisico ungherese, è ricordato oggi per il suo lavoro sperimentale sulla gravità, ma fu anche un appassionato alpinista e frequentò le Dolomiti fin degli albori dell’alpinismo, insieme alle figlie.

testo di Ledo Stefanini

foto Magyar Műszaki és Közlekedési Múzeum
14/11/2021
3 min
Non sanno neppure pronunciarne il nome, i chiassosi visitatori che dalla terrazza del Rifugio Città di Carpi, ammirano tuttavia la cerchia dei Cadini di Misurina.

Eötvös si chiama la Cima che domina la sequenza di cime e che, anche nel nome, ricorda tempi e modi diversi di frequentazione della montagna. Il barone ungherese Loránd von Eötvös (Buda, 1848, Budapest, 1919) fu fisico di grande levatura, che acquistò fama per i suoi studi sulla tensione superficiale: chi si occupa di fluidi ha spesso a che fare con la “costante di Eötvös”. Al grande scienziato ungherese viene riferito anche un “numero di Eötvös” che ha grande importanza in fluidodinamica. Già noto in gioventù per i suoi interessi sportivi (ippica e ciclismo); in età più matura fu conquistato dalla passione per l’alpinismo che praticò principalmente nelle Dolomiti.

Il “professore ungherese” divenne così popolare fra le guide locali che Johann Innerkofler, famosa guida di Sesto, ritenne di dare il suo none alla cima che incombe sul Cadin del Nevaio. Una passione che trasmise alle figlie Ilona e Rolanda e coltivò anche negli anni della maturità, seguendo le due scatenate baronessine. Fra il 1877 e il 1884, in compagnia di Michel Innerkofler, Eötvös compì le imprese più belle, fra le quali la più ardita fu la prima scalata del Pilastro Nord della Croda da Lago: la via normalmente seguita in discesa passa oggi per la Forcella Eötvös. Innerkofler perì nel 1888 sul Cristallo per il cedimento di un ponte di neve ed è da presumere che anche questo avvenimento abbia contribuito a moderare le aspirazioni alpinistiche del grande scienziato. Tuttavia, nel 1892, in compagnia di un altro Innerkofler, destinato a diventare famoso, Sepp, compì la prima scalata della parete Nord-Ovest del Cristallo.


Eötvös Rolanda e Eötvös Ilona con le loro guide nella zona di Carbonin (Schuderbach), 1896-97.

Risale al 1885 – Einstein era un bambino – la nascita degli interessi di Eötvös per gravità e magnetismo. Lo studio del comportamento della bilancia di Coulomb all’interno di un campo gravitazionale gli suggerì l’idea dello strumento che per i geofisici è la “bilancia di torsione di Eötvös”, uno strumento di sensibilità tale da poter rilevare una variazione di 10-12 parti/cm di intensità di campo. È grazie a questo strumento che negli anni ’20 e’30 sono stati scoperti centinaia di campi petroliferi. Ma l’uso scientificamente più importante della bilancia fu il suo impiego per sottoporre a controllo sperimentale l’ipotesi – che Einstein avrebbe elevato ad assioma basilare della relatività generale – della proporzionalità fra massa inerziale e massa gravitazionale. Mediante la sua bilancia gravitazionale, condusse una serie di esperimenti i cui risultati furono presentati alla 16ma Conferenza Geodetica Internazionale del 1909, portando l’incertezza sulla proporzionalità fra massa inerziale e massa gravitazionale a 5 parti su un miliardo. Il lavoro, ebbe il premio dell’università di Gottinga, quando ancora la Relatività Generale si agitava confusamente nel cervello di Albert. In geofisica si chiama Eötvös l’unità di misura del gradiente del campo di gravità in direzione orizzontale.

Per Eötvös il gruppo dei Cadini di Misurina fu una scoperta importante quanto l’equivalenza fra massa inerziale e massa gravitazionale. Non si sa per quali vie il barone abbia trasmesso i suoi geni alpinistici alle figlie. Fatto sta che chi si avventura sulla Dimai alla Sud della Tofana di Rozes – e farà bene a partire presto – deve sapere che calca le orme delle due gentili baronessine.

Ledo Stefanini

Docente di fisica all'Università di Pavia (sede di Mantova), studioso di storia dell'alpinismo.


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3 commenti:

  1. Riccardo ha detto:

    Grazie Professore, una narrazione davvero interessante per la sua multidisciplinarietà e per la grazia con la quale è proposta.

  2. Jussi chinchio ha detto:

    È sempre bello imparare cose nuove..

  3. Alessio Sicuri ha detto:

    Un articolo molto interessante, grazie

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