Saggio

VECCHIE STORIE DI UN GHIACCIAIO SCOMPARSO / 1#

Ben nascosto tra le crode della Civetta il piccolo ghiaccio del Giazzèr, all’inizio del secolo scorso, attira l’interesse di geologi e alpinisti, ma tra i suoi ghiacci si cela una storia misteriosa.

testo di Silvia Benetollo

Carta geologica gruppo della Civetta, Bruno Castiglioni, 1931
12/11/2022
7 min
I topografi e i cartografi che lavoravano per l’Istituto Geografico Militare alla fine dell’Ottocento non avevano vita facile.

I rilevamenti sul territorio erano difficoltosi e a volte perfino mortali, tanto che nei primi decenni di attività l’Istituto registrò ben cinquantatré deceduti in servizio.

Nel 1888 il cavalier Alfredo Fiechter lavorava come topografo per l’IGM da appena due anni. Era stato mandato in un remoto angolo del Bellunese con il compito di redigere la tavoletta “Cencenighe”. Compito che svolgeva con grande perizia, aiutato da alcune valenti guide di Alleghe incaricate di accompagnarlo su quelle montagne selvagge. Non sappiamo bene come ne sia venuto a conoscenza, forse parlando con le guide, o dalle relazioni dei primi esploratori che da lontano lo avevano intravisto, sta di fatto che il Fiechter fu il primo a inserire in una carta topografica il ghiacciaio della Civetta, che se ne stava appollaiato e ben nascosto in fondo alla Val dei Cantoni.

Era perfino riuscito a fare dei rilievi, ma a distanza: quel catino di ghiaccio infatti sembrava irraggiungibile e la sua lingua glaciale, che faceva capolino dall’alta Val dei Cantoni, si scorgeva solo da alcuni punti. E così il Fiechter, a forza di triangolazioni dai colli dell’altopiano di Pelsa, rilevò la quota della fronte e della sommità del ghiacciaio, registrandolo col nome le Giazzere (il fatto che comunque esistesse un nome dialettale fa pensare che qualcuno in valle, probabilmente i cacciatori, sapesse della presenza del misterioso ghiacciaio).

La Val dei Cantoni dal Rifugio Vazzoler

Marinelli alla caccia del piccolo ghiacciaio nascosto
Qualche anno dopo, nel 1906, il professor Olinto Marinelli decide di fare una gita sulla Civetta. Non è un semplice appassionato di montagna: Marinelli è presidente della Società Alpina Friulana e professore di Geografia all’Università di Firenze, ed è mosso da interesse scientifico. Sa, forse per averlo visto sulla tavoletta IGM del Fiechter, che in fondo alla Val dei Cantoni si trova nascosto un piccolo ghiacciaio, e non gli risulta che sia stato mai raggiunto.

Parte quindi il 20 agosto 1906 da Pieve di Zoldo e raggiunge il rifugio Coldai, inaugurato da un anno. Qui incontra la guida Angelo Panciera, detto “el Mago”, di Mareson. Il giorno dopo alle 5.30 i due lasciano le comodità del nuovo rifugio e si incamminano in direzione del lago e della parete nord-ovest, scalata per la prima volta qualche anno prima, nel 1895, dagli inglesi Phillimore e Raynor con le guide ampezzane Dimai e Siorpaes.

Alle 8 Marinelli e Panciera giungono alla testa della valle del Foràm. Per risalire la Val dei Cantoni senza perdere troppa quota decidono di abbandonare il sentiero e di seguire un serie di cenge, che però finiscono su uno strapiombo. Dopo due ore di tentativi, con l’arco azzurro della lingua glaciale che brilla irraggiungibile in fondo alla valle, i due devono tornare indietro. Alle 10 sono di nuovo al punto di partenza. Risalgono allora per la Val dei Cantoni, fino a un primo nevaio, solido e molto inclinato, che riescono a superare con non poche difficoltà. Arrivati circa a quota 2235, decidono di desistere: per raggiungere le propaggini del ghiacciaio dovrebbero mancare solo 150 metri di dislivello, da superare però risalendo dei colatoi ingombri di neve. Vista l’ora tarda e la mancanza di attrezzatura adeguata, Angelo Panciera riesce a convincere il Marinelli a desistere. All’una sono di nuovo al punto di partenza e, risalendo una traccia poco visibile guadagnano il Val de le Sasse, arrivando a Dont alle 19, dove i due si dividono.

Olinto Marinelli
Cesare Tomè

Attraverso il Giazzèr forse è possibile salire in vetta alla Civetta
Insomma, l’escursione di Marinelli in ricognizione al ghiacciaio della Civetta è infruttuosa. L’anno successivo ne scrive il resoconto per la Cronaca Bimestrale della Società Alpina Italiana, aggiungendo che non gli risulta che il Giazzèr sia mai stato incluso in qualche pubblicazione che non sia la famosa tavoletta IGM del 1888. Dice anzi che:

«del ghiacciaio stesso è generalmente ignorata perfino l’esistenza. Esso effettivamente è così nascosto entro il suo circo, che si può salire la Civetta e girarla quasi tutto attorno senza accorgersi della sua presenza. Però i cacciatori di camosci e forse i pastori che frequentano l’alta Val Corpassa ne hanno notizia senza dubbio da un pezzo, se parlano di una “Valle del Giazzer”»[1].

Ipotizza che si possa giungere in cima alla Civetta risalendo la val dei Cantoni e attraversando il ghiacciaio. Dalle pagine della Cronaca chiede quindi ai lettori: c’è qualcuno che abbia mai portato a termine questa impresa?

Per ottenere una risposta dovrà attendere un anno. Nel 1907 infatti arriva alla redazione della Cronaca Bimestrale una interessante lettera del notaio milanese Alfredo Stoppani, il quale riferisce che circa una decina di anni addietro il cavalier Cesare Tomè (presidente della sezione CAI di Agordo) gli aveva detto di aver raggiunto il ghiacciaio accompagnato dalle guide Eugenio e Pietro Conedera, e che da lì era riuscito a guadagnare la cima della Piccola Civetta. Dopo il racconto di Tomè, lo stesso Stoppani aveva deciso di provare a ripetere l’impresa, alla quale infatti si era dedicato nel settembre del 1902, accompagnato dal solo Pietro Conedera.

Nella sua lettera alla Cronaca Bimestrale, lo Stoppani prosegue il suo racconto. Partiti di buon’ora dalla Casera Manzoni ai Piani di Pelsa, i due avevano raggiunto la lingua glaciale del Giazzèr alle 8 e, grazie alle incredibili abilità della guida, erano riusciti ad avere la meglio dei nevai e soprattutto della parete strapiombante sotto alla lingua del ghiacciaio, giungendo “quasi sempre per cresta” in cima alla Piccola Civetta alle 14. Il tempo è pessimo e la visibilità scarsa. Per arrivare alla vetta principale occorre superare una profonda depressione, ma i due non fanno in tempo.

Infatti, arrivati sulla Piccola Civetta un violento temporale (da qui in poi, le vicende del ghiacciaio saranno costellate di violenti temporali) impedisce ai due alpinisti di proseguire, costringendoli a una precipitosa discesa nel Van delle Sasse. Lo Stoppani a questo punto ammette di non saper dire di preciso quale via abbiano percorso, a causa della nebbia e del cattivo tempo, affidandosi totalmente alle indicazioni della guida.

Quel poco che oggi ancora rimane del ghiacciaio del Giazzer

L’equivoco della prima salita del Giazzèr
Quindi, per rispondere alla domanda di Marinelli, Stoppani si dice certo che sia possibile raggiungere la cima più alta della Civetta passando dal ghiacciaio. D’altra parte, la traversata dalla Piccola Civetta alla punta principale era già stata tracciata dagli inglesi che nel 1895 per primi avevano aperto una via di salita sulla parete nord-ovest. Lo Stoppani conclude dicendo che non aveva mai divulgato la sua impresa per il semplice fatto che la considerava solo una ripetizione della via già percorsa dal Tomè.

A questo punto sembra tutto chiaro. E invece c’è un’incongruenza, come Giovanni Angelini ha fatto notare nel suo volume “Civetta per le vie del passato”, edito dalla Fondazione Angelini nel 2009. Infatti, dai diari di Cesare Tomè, rimasti a lungo inediti, risulta che egli effettivamente aveva tentato di risalire la Val dei Cantoni fino al Giazzèr nel 1894, ma che aveva desistito per via del tempo incerto. Nel 1896, sempre con i Conedera, aveva provato ancora a raggiungere la cima della Piccola Civetta (preceduto solo l’anno prima dagli inglesi con le guide ampezzane), ma non salendo dal ghiacciaio, bensì dal Van de le Sasse. Da qui erano effettivamente giunti sulla Piccola Civetta ma, colti dal solito temporale, avevano dovuto battere in ritirata senza conquistare la cima principale.

Chissà come si è svolto il colloquio dello Stoppani con Cesare Tomè, che ai primi del Novecento aveva quasi sessant’anni e non pubblicava più le relazioni delle sue imprese. Di certo uno dei due deve aver fatto confusione, perché Stoppani sembra sicuro che Tomè abbia fatto un solo tentativo dalla val del Giazzèr, arrivando in cima; invece, i tentativi sono stati due e l’alpinista agordino ha messo sì piede sulla Piccola Civetta, ma salendo dal Van de le Sasse.

Ma allora perché la guida Pietro Conedera, che già aveva accompagnato Tomè, non ha fatto presente allo Stoppani che la loro salita alla Piccola Civetta passando dal ghiacciaio era, di fatto, una nuova via? Chissà, forse per un altro equivoco, o magari perché la guida agordina, negli anni che intercorrono tra i due tentativi, aveva risolto in autonomia il problema della salita al ghiacciaio e voleva finalmente proporla a un cliente. Oppure semplicemente perché gli bastava aver superato le inside del ghiacciaio e del maltempo, riportando a casa il cliente sano e salvo. Non lo sapremo mai.

Il bivacco dedicato a Cesare Tomè come si scorge dalla Piccola Civetta: un puntino rosso alla sommità del ghiacciaio del Giazzer

Stoppani e Conedera sono i primi a mettere piede sul Giazzèr
Resta il fatto che, superata la lingua glaciale e giunti sul piano del ghiacciaio (che comunque tanto pianeggiante non era: il Marinelli ipotizzava una pendenza del 50%), Stoppani e Conedera avevano trovato tempo incerto; probabilmente è per questo motivo che la guida aveva deciso di raggiungere la cima percorrendo la cresta sud, che conosceva bene perché l’aveva giù percorsa con il Tomè nel suo secondo tentativo di salita. E per evitare il ghiacciaio al rientro, in discesa e col cattivo tempo, preferì come via d’uscita la calata nel Van de le Sasse.

Quindi la prima salita alla Piccola Civetta dalla val del Giazzèr è da attribuirsi allo Stoppani e a Pietro Conedera, i primi tra l’altro a mettere piede sul ghiacciaio, nel settembre del 1902.

Tutto questo però verrà appurato solo in seguito. Nel 1907, quando Marinelli riceve la lettera di Stoppani, la questione della salita alla Civetta dal ghiacciaio sembra risolta: la prima ascesa è attribuita al Tomè alla fine dell’Ottocento e la Cronaca Bimestrale si appresta a pubblicare la notizia con il numero del 1° agosto 1907.

Nel frattempo però, sul misterioso ghiacciaio era accaduta una terribile disgrazia.

(continua 1/3)

_____
[1] Tutte le informazioni sono tratte da “Civetta per le vie del passato”, di Giovanni Angelini, edito dalla Fondazioni Angelini nel 2009.

Silvia Benetollo

Silvia Benetollo

Sono una traduttrice con la passione per il disegno, per le Dolomiti Bellunesi e per la toponomastica alpina, perché penso che risalire all’origine del un nome di luogo caro sia un buon modo per farne parte.


Il mio blog | La Martora Blu è il mio progetto che raccoglie i disegni e le collaborazioni che ho avuto l’onore di avere in questi ultimi anni. È anche un modo per tentare di fare ordine sulla mia scrivania. Contiene storie di montagna, appunti di viaggio, disegni. In ordine sparso.
Link al blog

4 commenti:

  1. Marina Marina ha detto:

    Ma che bel racconto!
    Grazie!
    Attendo la seconda puntata.

    1. Silvia Silvia ha detto:

      Grazie Marina!

  2. vittorio giacomin vittorio giacomin ha detto:

    Brava Silvia!
    Racconto molto chiaro e coinvolgente.
    Quelle persone non erano solo pionieri, ma possedevano una grande competenza, un profondo studio, una passione che non si basava sul salire sulla vetta a qualsiasi costo e più velocemente di altri, ma si basava sulla ricerca della conoscenza e sulla generosità della divulgazione.
    Hai fatto bene a ricordare figure come queste. Grazie.

    1. Silvia Silvia ha detto:

      Grazie Vittorio!

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