Non solo per la sua bellezza capace di fermare un istante di vita nella natura, ma perché sembra parlarci del tempo che stiamo vivendo e di quello che ci attende.
All’alba del nuovo anno, il futuro si è mostrato con il volto duro dei conflitti irrisolti, accanto a nuove instabilità e a una crescente sensazione di fragilità globale. Ci ricorda che il mondo sta attraversando una fase di profondo cambiamento, non solo politico e sociale, ma anche ambientale.
La fotografia di Attilio Nella racconta un momento di passaggio. Due cervi attraversano il torrente Sonna, ad Anzù, nel cuore di un inverno avaro di neve. Il freddo è intenso, forse -10°C, la brina ricopre gli alberi, l’acqua scorre lenta e solleva una nebbiolina leggera. Non è una fuga né una corsa disordinata: è un attraversamento consapevole, necessario, condiviso.
In questa scena si riflette anche il nostro destino: qui l’immagine diventa insegnamento.
Il futuro non è una riva sicura che ci attende immobile dall’altra parte, ma un tratto d’acqua fredda da attraversare. Restare fermi non è più un’opzione. Il tempo che viviamo richiede scelte, movimento, responsabilità, e il coraggio di entrare nell’acqua senza conoscerne la profondità.
Come quei cervi, siamo chiamati ad affrontare un tempo difficile, segnato da conflitti tra popoli, crisi climatiche, perdita di biodiversità e da un rapporto sempre più compromesso tra l’uomo e il creato. Ci ricorda soprattutto che nessun attraversamento può essere affrontato da soli: la forza non sta nella velocità o nell’imposizione, ma nella coesione e nella fiducia reciproca.
Questa immagine ci insegna che le crisi non sono soltanto minacce, ma soglie. Attraversarle significa cambiare, lasciare qualcosa alle spalle e accettare di non essere più quelli di prima. Il nostro futuro, se vuole esistere, nasce proprio da qui: dal coraggio di affrontare l’incertezza, dal rispetto per gli equilibri umani e naturali, e dalla consapevolezza che solo insieme possiamo raggiungere l’altra riva e costruire, su quel nuovo terreno, un tempo diverso da abitare.

Su questo tema consiglio il libro “Il tempo è l’acqua” di Magnason
Parla di soglie, cambiamenti da attraversare e nuove consapevolezze sul clima
Mi è piaciuto tanto e lo consiglio sempre alle persone sensibili all’argomento 🙂
Grazie Teddy.
Le tue parole conclusive mi fanno venire in mente Federico Faggin quando parla dei campi quantistici, avvero della contemporaneità della particelle di essere allo stesso tempo lì e altrove, ciascuna con la propria possibilità di libero arbitrio, ciascuna con la propria coscienza.
Ciò che fa parte dell’energia del mondo è libero arbitrio, è coscienza, che siano i nostri neuroni o qualsiasi altro atomo. In questo tempo che viviamo l’uomo ha deciso di rinunciare a questa prerogativa cosciente buttandosi a corpo morto nell’intelligenza artificiale e nella ricerca di molte altre vacuità.
La cultura imperante è quella improntata su un discorso narrativo privo di contenuti, teso all’effimero, al vuoto, all’apparire, al tutto e subito, allo spregio di qualsiasi valore purchè prevalga l’ego; lo sta insegnando molto bene Trump questo concetto quando dice che l’unico limite per lui è la sua coscienza.
Ci sono io e basta, tutto il resto non conta, perché devo rinunciare a qualcosa se me la posso prendere con le buone o le cattive?
Non è il mio pessimismo antropologico come quello di S. Paolo, ma consapevolezza di una profonda mutazione culturale e antropologica che appare irreversibile soprattutto nel mondo occidentale.
Non per questo quindi serve disarmare le coscienze, anzi sempre di vedetta.
Concordo quindi che l’intermittenza può essere una forma di stabilità da ricercarsi, ma non tanto per essere spenti o accessi, quanto piuttosto per essere consapevoli, come il campo magnetico, della complessità, della singolarità, dell’insieme. Aveva visto bene Leibniz.
Il futuro che ci attende per fortuna non lo conosciamo, ma la scienza ci dice che strada percorrere per cercare di non peggiorare il mondo che abitiamo.
La natura saprà adattarsi alla nostra scomparsa.
Chissà cosa pensano gli organizzatori di Milano-Cortina ora che stiamo vivendo il paradosso delle Olimpiadi invernali senza neve. Non credo sia per loro un problema.
Vittorio
Grazie! 👏