Racconto

#8 · Gardena 2050

testo e foto di Jacopo Bertella

16/11/2019
3 min
informazioni
Fuori della baita, nella quale sono piacevolmente ospitato, un forte vento umido e tiepido che pare non avere attinenza col luogo nel quale mi trovo.

Qui venivo da bambino in inverno a sciare sulle ampie piste che mi permettevano di giungere velocemente a fondo valle ed inoltre, in estate, con tranquille e piacevoli escursioni che, a mano a mano, mi permettevano di incunearmi in ambiti più impegnativi, o verso il rifugio Puez a nord, ad un paio di ore di cammino, occhieggiando il laghetto di Crespeina, oppure dalla parte opposta del Passo (Gardena), verso est per uno stretto sentiero, verso il rifugio Pisciadù a circa 2600 metri, ai piedi della maestosa cima omonima e accanto al lago dalle acque cristalline, oramai, purtroppo, quasi completamente prosciugato.

La Val Setus, con le incombenti pareti verticali che le prime volte procuravano in me un certo timore, quasi sembravano piegarsi sovrastando il mio cammino.
Che piacere però quando, svalicando l’ultimo anfratto roccioso, mi trovavo a bearmi di quello stupendo paesaggio, il lago luccicante di fronte ed in basso che rifletteva le imponenti cime circostanti, pace e inserimento totale nella natura.

Possiamo senz’altro affermare che la Val Gardena è stata, nel panorama internazionale del turismo montano e sciistico, la numero uno sia per accoglienza che per l’eccezionale organizzazione tecnico turistica.
Indubbiamente la natura ha favorita non poco l’ intera valle, difficilmente, si riscontra nei vari luoghi montani un assieme così esteticamente superlativo.
I gardenesi per contro, hanno saputo gestire con enorme lavoro ed accortezza l’insieme traendone un magico profitto e rendendola una delle località del nostro Paese più apprezzate ed invidiate.
Per anni ed anni si è parlato di inquinamento, ozono, plastiche, mari, temperature…, promesse, studi, valutazioni, qualche modesto intervento!

Nessuno aveva compreso appieno la tragedia che si stava completando col nostro frenetico, sfrenato ed abituale bisogno di dover “consumare“, andando contro al nostro immediato interesse ed infine contro la natura stessa che pure benevolmente sempre ci soccorreva.
Molto si era parlato di temperature sempre più elevate, che facevano sciogliere i ghiacciai alpini ed intaccavano il permafrost, minando i ghiacci perenni dei Poli, danneggiando irreversibilmente e portando all’estinzione molte specie sia vegetali che animali.

Venivano fatte valutazioni ritenute catastrofiche sulla possibilità che lo scioglimento dei ghiacci avrebbe potuto portare ad un innalzamento dei mari, coprendo atolli, isole, città di costa e d’altra parte siccità ulteriore, desertificazioni, distruzione di produzioni agricole e di terreni verdi e lussureggianti colpendo quindi le produzioni ed i consumi alimentari.

Chi poteva dubitare sulla incapacità dell’uomo di fermarsi?

In un particolare momento del mio percorso di vita, ho riflettuto, valutato attentamente e seguito un mio intuito interiore; ero stato abituato ad amare la natura, a sentirmi parte integrante di essa, a percepire in molte situazioni un forte richiamo che mi spingeva verso le montagne, in alto, sempre più vicino alle vette, non crude ed ostili ma accoglienti e difensive! Una decisione sofferta ma dovuta, abbandonare agiatezza e comodità per seguire un genere di vita parsimonioso ed ecologico.

Eccomi in baita a scrivere pensieri e considerazioni su un foglio di carta, quasi ingiallito dai forti raggi di un sole ormai impietoso che lascia forse poche speranze anche a queste elevate quote dove da anni, oramai, non si è più conosciuta la neve.
Nevicava spesso, allora, si copriva il cielo di un colore grigio intenso, un leggero vento gelido portava dapprima piccoli e radi fiocchi di neve che ballavano la danza dell’inverno. Poi, col passare delle ore, iniziava la Grande Nevicata che durava tutta la notte e spesso anche più giorni, senza alcun rallentamento e le persone pur lamentandosi di queste situazioni, in cuor loro amavano questi intimi silenzi e questo colore bianco che tutto avvolgeva e tutto esaltava nella “calda“ cornice dell’inverno.

♥ Questa storia partecipa al Blogger Contest 2019. Fai sapere all’autore cosa pensi della sua storia, scrivi qui sotto il tuo commento.

Jacopo Bertella

Un rapporto totale, sviluppatosi negli anni quello che mi ha sempre legato alla montagna. Estati ed inverni, fin dall'infanzia mi hanno piacevolmente accudito e cullato tra sole, neve, vento. Albe e tramonti nei loro audaci colori mi hanno entusiasmato ed indirizzato verso la passione fotografica e la scrittura. Laurea in Scienze Politiche, Master RCS in Media end Communication, collaborazioni con magazins e riviste, rivelano il proseguimento di questa passione nata anni fa.


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