Saggio

ALPINISMO DEL 1898, DAL MANUALE HOEPLI

Un salto nel passato con un piede nel presente. Una lettura piacevole che fa si un po’ sorridere ma contiene tanta saggezza.

testo di Paola Cosolo Marangon  / Capriva del Friuli (GO)

10/10/2022
9 min
Giornata uggiosa, trascorro il pomeriggio nella sede del mio CAI a Forni di Sopra a sistemare la biblioteca.

È un servizio che mi piace perché ho l’occasione di ficcare il naso nelle vecchie pubblicazioni. Una volta terminati gli aggiornamenti è bello dedicarsi a spulciare vecchi manuali, biografie di alpinisti più o meno noti, ascensioni favolose e meno. C’è un mondo dentro una biblioteca di una sezione.

Mi è capitata tra le mani una copia anastatica del manuale Hoepli “Alpinismo” del 1898. Mi ha colpito subito la copertina, riprodotta fedelmente porta un delizioso disegno di uno zaino con cappello piccozza, borraccia e stelle alpine. Si fa un salto indietro e ritornano alla mente le immagini di vecchie cartoline, rivedo i memorabilia di mio padre, la stella alpina gelosamente conservata che ancora regala quella morbidezza al tatto; la piccozza con il puntale di ferro un po’ arrugginito o il cappello a larghe falde che mia madre non poteva mai lavare per non rovinare la piuma di gallo cedrone che troneggia ancorata sul nastro di velluto. Vecchie cose che appartengono ad un passato remotissimo dove per andare in montagna bastava forse tanta buona volontà e allenamento e meno orpelli di moda.

Dopo una chiacchierata con il presidente della sezione me ne sono tornata nella mia casetta sul torrente Tollina e, complice la pioggia che ha iniziato a cadere copiosamente mi sono regalata un paio d’ore per leggere il manuale antico.

Con tutta probabilità è un testo noto agli alpinisti, io l’ho trovato semplicemente strepitoso e di una attualità sconvolgente in alcuni suoi punti. Naturalmente tutta la parte dedicata alle attrezzature, all’abbigliamento o alle corde è ovviamente superata e datata, ma tutto quel che concerne il significato dell’essere alpinista e il comportamento mi vien da dire etico e morale di ogni ascesa piccola o grande che sia, l’ho trovato eccezionale.

Per chi non lo conoscesse e volesse essere un po’ incuriosito, offro una mia breve e piccola lettura.

alpinismo hoepli_08

Il primo manuale dedicato all’alpinismo
Innanzitutto, nella prefazione viene indicato il fatto che si tratta del primo manuale dedicato all’alpinismo uscito in Italia, questo già lo rende un qualcosa di eccezionale. Stampato dalla casa editrice Hoepli – editore libraio della real casa – Milano.

Seconda cosa interessante, l’autore ben consapevole di non essere noto ai più della sua epoca si difende in questo modo: “che l’autore di un’opera letteraria sia o non conosciuto, a nostro credere, costituisce una cosa di secondaria importanza. Consideriamo, prima di tutto, la bontà del suo lavoro; da questo vedremo se le sue pretese sono giustificate, ovvero assurde e vanagloriose”.

Quanta verità in questa frase, quante volte oggi vorremmo che ciò che viene pubblicato sia utile e contenutisticamente valido! E quante invece vale più il nome altisonante, la fama, la notorietà invece delle cose dette e scritte. Naturalmente non vale solo per l’alpinismo, potremmo dire che appartiene a una gran varietà di contesti. Più sei sui social, più riesci a metterti in mostra e maggiore sarà la tua possibilità di successo.
Comunque, l’autore di questo manuale era tale Alexis Julien Brocherel nato ai piedi del Monte Bianco nel 1871 e morto ad Aosta nel 1954. È stato alpinista, scrittore, fotografo, etnografo, naturalista e storico. Un personaggio degno di nota anche se non troppo noto, almeno al tempo in cui il suo manuale fu dato alle stampe.

L’alpinismo
Il primo capitolo del manuale ripercorre le febbri per la montagna, è proprio così che le chiama il nostro autore. A suo dire l’alpinismo ebbe inizio sul nascere del secolo diciottesimo con poche e sporadiche avventure, fu però nel secolo successivo che esplose come una bomba il fenomeno alpinistico e gli inglesi furono senza dubbio i primi a creare una sorta di “moda”. La gente di montagna difficilmente saliva cime impervie se non vi erano motivi legati alla pastorizia o all’agricoltura. Vi era anche il “timore” legato alle vette ritenute abitate dalle divinità. Brocherel fa un interessante excursus delle montagne famose sia dal punto di vista religioso (cita il Sinai, l’Olimpo, il Monte degli Ulivi, il Golgota…) che da quello storico. La montagna da valicare è stata una bella conquista per i Romani, i Macedoni e molti altri popoli conquistatori. Vengono citate anche le salite a montagne estremamente interessanti per la posizione strategica in cui si trovano, una per tutte l’Etna. Vengono ricordati uomini famosi che hanno visto la montagna quale promotrice di molte gesta anche letterarie, Petrarca, Dante, Leonardo da Vinci, J.J. Rousseau per poi spostarsi in altri continenti e ritrovare le montagne del Messico. Tutte piste di ricognizione che portano finalmente all’Ottocento e ai prodromi dell’alpinismo e alle prime grandi imprese.

Il capitolo dedicato all’alpinismo e alla sua storia si chiude con una frase che mi piacerebbe potesse essere scritta e applicata ovunque anche oggi:

Le montagne non sono barriere tra i popoli, ma santuari di pace e di benessere sociale”.

Meno di vent’anni dopo l’uscita di questo manuale su quelle belle montagne è stata combattuta la Prima Guerra Mondiale.

Gli alpinisti: artisti, scienziati, dilettanti di ginnastica e snobisti
Il secondo capitolo descrive le varie tipologie di alpinisti, definizioni bizzarre che oggi fatichiamo a ritrovare come l’artista, lo scienziato, il curioso e il dilettante di ginnastica. Poi c’è lo snobista, una nuova tipologia di soggetti molto invisi all’autore. Per completare le classificazioni segnalava:

tra gli scienziati abbiamo gli erboristi che fanno delle razzias terribili nei pascoli alpini; gli entomologi che operano delle vere ecatombe d’innocenti animaletti; i geologi sempre in giro a scandagliare il terreno, a frugare, a raccogliere ciottoli, minerali o cristalli cercando con ogni sorta di astuzie di far parlare la materia inorganica e rendere palese la sua storia. E gli astronomi, e i sacerdoti della glaciologia e dell’astronomia (…) ma ecco l’alpinista tutto di un pezzo, l’excelsiorista, dalla statura alta e snella, dai muscoli d’acciaio, dal viso pavonazzo bruciato dal sole, e dagli occhi avvezzi a spianare nell’immensità dei panorami”.

Da queste classificazioni l’autore incarna poi il vero alpinista, coglie tutte le caratteristiche intime e dichiara come nevrotico il tempo in cui molti si definiscono tali senza comprendere fino in fondo il significato utilizzato troppo spesso alla leggera o superficialmente.

Chi non è stato alpinista non sa cosa significhi la parola alpinista. Per i profani, qualunque persona che viaggi sui monti è un alpinista”.

Critico fino al midollo, si dileggia a definire i vari requisiti del vero alpinista. Dovremmo un po’ tutti rivedere questo capitolo per farci un piccolo esame di coscienza. Possiamo definirci davvero alpinisti?
Oltre alle caratteristiche fisiche è interessante sottolineare alcune caratteristiche morali se così le possiamo chiamare. Mette in guardia dal voler essere alpinisti per moda, perché così fan tutti o per emulare gesta di qualcuno. Tra tutte le varie raccomandazioni una mi è sembrata molto calzante e interessante da tenere sempre presente:

Si abbia sempre il prudente coraggio di voltare le spalle quando è indispensabile”.

Avere il coraggio di tornare indietro, di capire che non si è nelle condizioni fisiche o psicologiche o ambientali per continuare una sfida. Non è da tutti. L’autore ci torna su molte volte sottolineando in vari passaggi quanto l’umiltà della rinuncia non sia una sconfitta ma una qualità.

Si cammina coi muscoli, si corre coi polmoni e si arriva col cervello
Sempre parlando di alpinisti un altro elemento che mi ha colpito e credo estremamente importante è legato all’allenamento, fa una lunga descrizione delle varie forme di allenamento fisico, respiratorio, fatto sempre per gradi e si sofferma sul neofita. Andando per montagne quotidianamente si possono vedere tante persone che si improvvisano escursionisti se non addirittura alpinisti senza avere un benché minimo riguardo per il proprio corpo e l’ambiente circostante.

Pensando ai neofiti Brocherel suggerisce:

Per i neofiti l’allenamento non è sufficiente, ma occorre un noviziato e sotto la direzione di guide o di compagni già rotti ed esperimentati a tutti i pericoli dell’alpinismo.” Parole sagge molto spesso dimenticate, il Soccorso Alpino ne sa qualcosa.

Chiudo questa breve riflessione sul secondo capitolo ricordando due cose, a mio avviso fondamentali:

Il sonno non dev’essere né pesante né agitato, né penoso, e deve durare da sette a otto ore; dev’essere ristoratore. L’appetito non deve attenuarsi ma acuirsi sempre più”.

Da insegnante yoga mi ritrovo pienamente in queste raccomandazioni, ascoltare il proprio corpo e assicurare il giusto riposo, nutrimento e attenzione è la misura giusta per poter assolvere a quello che è il precetto maggiore:

Si cammina coi muscoli, si corre coi polmoni e si arriva col cervello”.

Nei capitoli successivi vi sono delle considerazioni sull’età migliore per dedicarsi all’alpinismo, ovviamente l’allungamento della vita, la medicina che ci aiuta nella prevenzione e la tecnologia che fa da supporto a tutto il resto rende questo capitolo obsoleto anche se alcune considerazioni sono davvero interessanti, una per tutte la necessità di essere celibi/nubili per fare escursioni impervie. Il rischio è sempre in agguato e alla riflessione se un eventuale scelta possa portare dolore eccessivo in chi rimane viene posta. È il dilemma di Bonatti che ha rinunciato ad avere figli suoi per non dover rinunciare alla montagna, la stessa cosa ha fatto anche il mio caro amico di arrampicata Corrado, non è mai tornato indietro a questa sua scelta, la montagna non era per lui rinunciabile in alcun modo.

Salto a piè pari tutti i capitoli dedicati all’abbigliamento e agli accessori chiamati arredamento. Oggi siamo anni luce da tutti quei materiali, è interessante però trovare tutte le motivazioni per cui preferire la lana al cotone o il pantalone sotto il ginocchio al posto di quello lungo.
Viene dedicato molto spazio a queste faccende evidentemente salienti nel momento in cui si doveva iniziare un’escursione sia estiva che invernale. Come ogni vero manuale vi sono dettagli molto precisi per condurre per mano chi non è avvezzo al tema.

Le donne alpiniste
Il quinto capitolo me lo sono riletto più volte. Immaginavo una mia trisavola in procinto di scalare, gonnona lunga e corsetto con le stecche di balena. I consigli che il nostro autore dà alle signore che volevano cimentarsi con le salite sono molto chiari: togliere il più possibile, copiare i signori uomini nell’abbigliamento e scansare tutto ciò che impedisce la libera respirazione e i movimenti. È carino leggere come preparare il bagaglio per le ascese femminili, i dettagli e le precisazioni. È chiaro che si legge una novella facendo fatica a credere che le nostre ave non pensassero da sé a quali fossero le forme migliori per togliersi dagli impicci. Quello che lascia più sgomenti è sentire quanto al tempo la donna fosse considerata fragile, bisognosa di protezione, inabile a molte delle esperienze maschili. Nulla id nuovo, conosciamo il maschilismo dell’epoca ma resta encomiabile che Brocherel abbia dedicato un capitolo del suo manuale. Una chicca per quanto riguarda il cambiamento dei tempi.

Naturalmente le donne alpiniste appartenevano a caste elevate, facevano parte di quelle poche elette che potevano permettersi il lusso di fare cose eccezionali e molto costose. Una grande preoccupazione di queste donne era il colore della pelle. L’aristocratica doveva essere sempre pallida, la pelle cotta dal sole apparteneva alle contadine, alle pastore. Senza dubbio le mie avevano la pelle coriacea e cotta dal sole, le mani spellate dai rastrelli e dalle vanghe, la schiena piegata dal peso della gerla. Le aristocratiche dovevano proteggersi dai raggi solari, così Brocherel consiglia di spalmarsi il volto con vaselina e di indossare una maschera di cotone per evitare l’abbronzatura.

Come sono cambiati i tempi! Adesso le vip ostentano una pelle scurissima frutto di tante lampade e di esposizioni prolungate al sole caraibico. Evoluzione della specie o appiattimento delle classi sociali? Le mie ave adesso sarebbero di gran moda!
Nella prosecuzione del manuale si parla di alimentazione, anzi di regime dietetico, di soccorsi d’urgenza, di ricoveri alpini. Nel nono capitolo l’autore parla della scelta dei compagni di cordata o di ascensione. Sono indicazioni sagge credo sempre attuali, mi ha colpito una massima che penso di aver sempre adottato:

“Dimmi con chi ti leghi e ti dirò chi sei”.

Nei capitoli successivi si parla di ascensioni invernali ed estive su roccia, nevai, ghiacciai, norme generali per poi concludere con il XIV capitolo dedicato ai pericoli dell’alpinismo. Tutte cose sagge e importanti che andrebbero sottoscritte anche oggi.

Che dire? Un salto nel passato con un piede nel presente. Una lettura piacevole che fa si un po’ sorridere ma contiene tanta saggezza. Del resto, le radici vanno mantenute se si vuole evolvere verso il domani.

Paola Cosolo Marangon

Paola Cosolo Marangon

Vivo a Capriva del Friuli (GO) sono formatrice e consulente educativa, faccio parte dello staff del CPP di Piacenza. Giornalista, scrittrice, insegnante yoga registrata (RYT/PLUS) Yoga Alliance, vicedirettrice della rivista Conflitti. Sono da sempre socia CAI sezione Forni di Sopra (UD). Tra le ultime pubblicazioni: "E non mi chiami signora bella" Meridiana, 2021; "Storia di Rosa" Forum, 2020; "Case temporanee per Montanari erranti", Temperino rosso, 2020; "La casa lungo la ferrovia" Ed. Europa, 2018; "Fai della natura la tua maestra", Erickson, 2017; "La donna che rincorreva le nuvole" Biblioteca dell'immagine, 2013, seconda edizione Gruppo GEDI "Storie di montagna" n.23, 2021.


Il mio blog | E' un blog un po' particolare dove metto le pagine della mia vita e le mie passioni, scrivo di pedagogia per i genitori, di montagna in collegamento con Altitudini che ha uno spazio speciale e mi piace un sacco, di yoga. Metto in evidenza e miei libri e tante, tante foto delle mie montagne.
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