Saggio

La dimensione culturale dell’alpinismo

L’alpinismo, come istintiva tendenza all’ascensione, ha un ruolo fondamentale nella letteratura, nell’arte, nella musica e nel cinema.

testo Ledo Stefanini, illustrazioni di Silvia Benetollo

27/01/2019
3 min

Troppo ampio lo spettro semantico della parola alpinismo, perché la si possa ridurre nei limiti di una definizione lessicale. Ciò non toglie che, pur nella varietà delle accezioni, l’alpinismo sia espressione culturale di grande rilievo, che non si può comprendere nelle sue motivazioni se non nell’ambito delle dinamiche culturali nazionali nelle varie epoche storiche.
La montagna come simbolo permea di sé le religioni e le culture nazionali e di comunità; l’alpinismo, come istintiva tendenza all’ascensione, ha un ruolo fondamentale nella letteratura, nell’arte, nella musica e nel cinema. Pertanto, si richiede prudenza nell’approccio ad un fenomeno culturale che ha avuto connotazioni profondamente diverse presso le varie comunità di cui è stato espressione e in relazione all’evoluzione delle temperie storico-culturali.

A rivelare l’infondatezza di una tradizione secondo la quale l’alpinismo è pura espressione sportiva, estranea alle grandi correnti culturali, basta ripensare alle sue origini ispirate a paradigmi artistici, scientifici o religiosi. Se mai, colpisce il fatto che l’alpinismo si associ a personaggi come von Eotvös (principio di equivalenza), Tyndall (effetto Tyndall), Phillimore (grande latinista), Boccalatte (pianista), Sinigaglia (compositore e musicologo), John Ruskin (storico dell’arte), ecc. Sul Monte Bianco, un rifugio porta il nome di Cosmiques (non dirò perché). Sulla parete Est del Catinaccio una via porta il nome di un Nobel della fisica (Kosterlitz). L’alpinismo come narrazione permeava la cultura molto più che nell’attualità, a tal punto che un sedentario assoluto come Pascoli poteva arrivare a scrivere:

… ma per restare solo con l’aquile,
ma per morire dove me placido
immerso nell’alga
vermiglia ritrovi chi salga:

e a me lo guidi, con baglior subito,
la mia piccozza d’acciar ceruleo,
che, al suolo a me scorsa,
riflette le stelle dell’Orsa.

[Odi e inni, 1906]

Il fatto che l’alpinismo personale sia inteso come  passione squisitamente irrazionale non impedisce di cogliere nelle sue varie espressioni storiche e geografiche alcune marcate connotazioni che consentono di collocarlo all’interno delle grandi correnti culturali. Come dire che per esplorare razionalmente  un fenomeno sostanzialmente irrazionale, qual è l’alpinismo, è necessario studiarlo da lontano, come è necessario guardare da lontano un’opera d’arte per coglierne la bellezza. Uno sguardo completamente assente dalla pubblicistica di montagna e non da ora e non solo in Italia.
I saggi sull’alpinismo sono sostanzialmente narrazioni sull’esperienza del singolo alpinista, carotaggi delle sue personali motivazioni profonde; mai sulle correnti culturali alle quali si abbandonano migliaia di uomini per lanciarsi alla conquista dell’inutile.

Samivel e Mila, un alpinismo al confine con l’espressione artistica
Fra i grandi esploratori delle motivazioni ideologiche, psicologiche, religiose, artistiche che sono di supporto alla pratica dell’alpinismo vi furono due personaggi che ebbero la ventura di praticare un alpinismo al confine con l’espressione artistica: il francese Samivel e l’italiano Massimo Mila, scrittore e grafico l’uno, scrittore e musicologo l’altro. Certo, l’enorme massa di letteratura dedicata all’alpinismo, prodotta dagli alpinisti stessi o dai loro cantori, è testimonianza di un’esigenza profonda di una comunicazione con un gruppo di riferimento, costituito da coloro che, magari hanno solo percorso qualche sentiero alpino; ma, in qualche modo, sentono le loro aspirazione profonde interpretate da chi le pareti, le creste e le colate di ghiaccio le frequenta davvero. Verrebbe da dire che non è tanto l’alpinismo che ha base  nelle diverse espressioni religiose, artistiche, filosofiche, quanto il contrario: senza l’idea della montagna verrebbe a mancare uno strumento espressivo fondamentale.

Mitopoiesi è una parola che non mi permetterei mai di usare in una tavolata in un rifugio. Indica la creazione dei miti che sono alla base delle grandi civiltà: questo forse la connotazione più profonda che accomuna le varie forme dell’intero spettro degli alpinismi. Una capacità che è stata abilmente utilizzata e cavalcata dai regimi autoritari a fini di identificazioni nazionalistiche o, persino, razziali.

Gli incontri dell’Accademia Nazionale Virgiliana
Per la rottura di una sorta di pregiudizio che vede nell’alpinismo una mera manifestazione tecnico-sportiva, e che trova espressione in alcune declinazioni dell’alpinismo sostenute da non disinteressate campagne dei mezzi di comunicazione, l’Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova promuove da febbraio a maggio una serie di conferenze su Alpinismo e Cultura. Sono stati invitati alcuni studiosi dei vari campi nei quali hanno radici le varietà di alpinismo che si possono raccogliere sotto il nome di “classico”. E’ un primo importante tentativo di esplicitare la dimensione culturale della frequentazione della montagna.

> 15 febbraio | Semantica della montagna, a cura di Roberto Melli, docente nei Licei e nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Mantova.
> 22 febbraio | Vette d’arte – Paesaggi alpestri nella pittura moderna, a cura di Claudio Fraccari, scrittore, critico di arti visive e docente nei licei.
> 1 marzo | Alpinismo e tecnologia, a cura di Giuliano Bressan, Centro Materiali e Tecniche del CAI Padova.
> 13 marzo | I monti di Via Panisperna, a cura di Gianni Battimelli, docente di Storia della Fisica all’Università La Sapienza di Roma.
> 29 marzo | Alpinismo e musica, a cura di Paola Besutti, Docente di musicologia Università di Teramo, Accademia Nazionale Virgiliana.
> 12 aprile | Alpinismo e grande storia, a cura di Alessandro Pastore, docente di Storia Moderna, Università di Verona.
> 10 maggio | Cinema e alpinismo nella Germania fra le due guerre, a cura di Ledo Stefanini e Emanuele Goldoni, Accademia Nazionale Virgiliana.

Gli incontri si svolgono a Mantova presso la sede dell’Accademia Nazionale Virgiliana www.accademianazionalevirgiliana.org

Ledo Stefanini

Docente di fisica all'Università di Pavia (sede di Mantova), studioso di storia dell'alpinismo.


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