Racconto

TRA LE PAGINE #4

Decise così di fare della foto il suo unico segnalibro. Qualsiasi storia avesse letto, qualsiasi nuova idea fosse uscita da quei volumi, l’espressione di sua nonna sarebbe stata sempre lì, a rammentarle la promessa che aveva fatto a se stessa.

testo di Viviana Cialone  / Bergamo

Lago Barbellino (Archivio Fotografico Guido Ferrari)
18/12/2022
4,5 min
Nevicava. La casa era avvolta da un silenzio familiare. La bimba aprì gli occhi, svegliata dal tramestio proveniente dalla cucina. Fece riemergere il suo viso da sotto le coperte e annusò l’aria.

Nevicava. La casa era avvolta da un silenzio familiare. La bimba aprì gli occhi, svegliata dal tramestio proveniente dalla cucina. Fece riemergere il suo viso da sotto le coperte e annusò l’aria.
L’odore della pizza appena sfornata risalì lungo le narici. Gli occhi si spalancarono e in un attimo la bimba balzò fuori dal letto.

«Nonna sei già tornata dal forno?».
La nonna annuì.
«Grazie nonna sei unica!», disse la nipote saltellando verso la teglia.

Si fermò per un attimo ad ammirare quel capolavoro culinario: la crosta dorata, la polpa di pomodoro fumante, l’impasto morbido…
Aspettò che la nonna tagliasse la pizza in piccoli quadratini poi se ne rubò due (quelli con più crosta) e si diresse verso la finestra della sala da pranzo. Il fuoco, nel camino, scoppiettava da qualche ora. La stanza era calda e accogliente. La bimba appoggiò una mano sul vetro ghiacciato e guardò fuori.

La neve aveva già ricoperto i tetti e la staccionata, che circondava la casa dei nonni, si intravedeva appena. Il grande abete, che era stato addobbato per l’arrivo del Natale, sembrava sonnecchiare sotto il candido mantello che avvolgeva i rami stanchi.
Di macchine… nemmeno l’ombra. Non che normalmente ci fosse un gran traffico nel piccolo paesino alpino dove era solita passare le vacanze, ma quel giorno la copiosa nevicata sembrava aver sospeso il tempo. Come giganti di ghiaccio, i picchi montani si perdevano in un cielo bianco-latte. L’unico movimento percettibile era quello dei vapori che, dai comignoli, salivano verso l’alto, zigzagando tra i fiocchi che scendevano pingui e indolenti.

Il fuoco scoppiettò. La bimba spostò di nuovo la sua attenzione all’interno della stanza. Mandò giù l’ultimo boccone di pizza fumante e si avvicinò all’enorme libreria di mogano che si estendeva lungo tutta una parete. Salì sulla vecchia scala di metallo e raggiunse un settore ben preciso. Lì, negli anni, aveva catalogato tutti i suoi libri preferiti: quelli già letti e quelli che ancora aspettavano di essere letti.
Scorse con l’indice la fila prescelta e si fermò sul titolo che le interessava.
Poi scese tutta soddisfatta, si avvicinò alla vecchia poltrona del nonno trascinandola di fronte al camino acceso. Ravvivò la fiamma smuovendo i ciocchi con l’attizzatoio, posizionò il parascintille per contenere gli zampilli e si appollaiò sui cuscini ormai lisi.

Osservò la copertina, accarezzandola dolcemente. Poi aprì il libro. Tra le prime pagine apparve una vecchia foto in bianco e nero: il nonno e la nonna erano immortalati all’uscita della chiesa, il giorno del loro matrimonio.

Lei, con un’acconciatura da diva anni Quaranta, indossava un tailleur chiaro con una rosa appuntata sulla camicia accollata e un paio di scarpe decolté dal tacco largo.  Teneva la tesa del cappello abbassata sugli occhi per ripararsi dalle manciate di riso lanciate dai parenti. Lui, in abito elegante, scuro e di almeno una taglia più grande, mostrava un’espressione pacatamente felice.

Alla bimba era sempre piaciuta quella foto. La ricordava in una cornice d’argento poggiata sulla mensola del camino. Si chiese come mai fosse finita tra le pagine di quel libro.
La osservò più da vicino e si accorse che la nonna non sorrideva. Le sue labbra erano tese e la bocca serrata come se si stesse sforzando di nascondere i suoi veri sentimenti.

La bimba, perplessa, decise di chiedere spiegazioni. Chiamò la nonna che la raggiunse poco dopo.
Le regalò una tenera carezza sul capo chiedendo:

«Cosa c’è cara?».
«Nonna, perché in questa foto non sembri felice?».
«Se devo dirti la verità, non ero felice. Sposarmi non era ciò che volevo, avevo sognato un futuro diverso ma non spettava a me decidere…».

La nipote doveva aver assunto un’espressione interrogativa perché la nonna continuò:

«Desideravo solo proseguire a fare ciò che facevo: aiutare la famiglia nei lavori di casa e in campagna, andare dalle sarte del paese per imparare il mestiere o magari continuare a studiare. Mi piaceva la scuola ed ero anche brava. Non pensavo a fidanzarmi o a sposarmi. Poi un giorno, tuo nonno decise di parlare con mio fratello maggiore rivelando l’intenzione di chiedermi in moglie. Le famiglie si accordarono. Tuo nonno iniziò a frequentare la nostra casa. Era un tipo gentile, socievole e anche di bell’aspetto. Aveva un buon lavoro e questo era fondamentale, soprattutto perché la guerra era appena finita e la fame si faceva sentire. Non posso dire di essermene innamorata, ma tutti si aspettavano che io mi sistemassi e lo feci. Quando sono arrivati i figli, ho capito che avevo preso la decisione giusta. E quando siete nati voi nipoti, ne ho avuto ulteriore conferma».

Così concluse la spiegazione, poi abbracciò sua nipote e tornò alle sue faccende.
La piccola fissò ancora per un attimo la foto. Provò pena per sua nonna. Il senso del dovere aveva condizionato pesantemente le sue scelte di vita e lei non era riuscita a diventare ciò che realmente desiderava diventare. La bimba decise in quel momento che non sarebbe stato così per lei. Avrebbe combattuto per portare avanti le sue convinzioni e inseguire i suoi desideri. Non avrebbe permesso che le convenzioni sociali condizionassero il suo futuro.

Decise così di fare della foto il suo unico segnalibro. Qualsiasi storia avesse letto, qualsiasi nuova idea fosse uscita da quei volumi, l’espressione di sua nonna sarebbe stata sempre lì, a rammentarle la promessa che aveva fatto a se stessa.
I titoli dei libri sarebbero cambiati, così come i caratteri e la grana della carta. Ma la foto sarebbe stata sempre la stessa: un appiglio statico e sicuro tra lo scorrere rapido delle trame.

"Dietro la spalla stanca". Il Natale di Altitudini 2022.

Anche quest’anno per farvi gli auguri di Natale, abbiamo preparato un piccolo calendario dell’Avvento, segnato da quello che rende prezioso il nostro magazine, che ci condurrà al prossimo Natale.

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Palle di natale 2022_03
Viviana Cialone

Viviana Cialone

Nata a Colleferro (Roma), laureata in Scienze Politiche presso l’università La Sapienza di Roma, ha conseguito un master in Storia della drammaturgia. Vive a Bergamo, è insegnante di ruolo nella scuola primaria, formatrice, progetta e tiene laboratori di scrittura creativa e drammatizzazione per bambini. Scrive commedie teatrali per bambini a tema storico che mette in scena con i propri alunni per un approccio laboratoriale finalizzato all’apprendimento della storia e allo sviluppo di competenze sociali volte al rispetto dell’altro e all’inclusione. Curatore editoriale freelance. Ha scritto: “Pinello, due ali e un sogno”, edito da Erickson Live, 2017; “Amici per le squame”, edito da Leonardoj edizioni, marzo 2022; “L’isola dei Giandinelli”, edito da Aletti, 2020; “La Chincaglieria Pilloni”, edito da Portoseguro ed., 2021.


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2 commenti:

  1. Luca ha detto:

    La bimba ha capito tutto e dal momento che altitudini parla di montagna, che bello quando si incrociano su per i monti delle ragazze, anche da sole, fieramente indipendenti e toste che più toste non si può. A me scatenano una moltitudine di sentimenti: mettono allegria, mi riconciliano con la vita, mi infondono coraggio, e per almeno una settimana mi sembra quasi di essere leggero e non far nessuna fatica a camminare.

  2. Paolo ha detto:

    Complimenti….scritto benissimo è piacevolissimo da leggere….un vero piacere….

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