Poesia

QUATTRO LIBRI NELLO ZAINO PER L’ESTATE 23 #1

La nostra consueta manciata di consigli per una lettura estiva quest’anno ha scelto di presentare libri di poesie. Poesie leggere perché di questo abbiamo bisogno. La luce calda di un tardo pomeriggio d’estate e la leggerezza di un’anima lieta.

Recensione di Davide Torri

23/07/2023
6 min

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la seconda proposta di “4 libri per l’estate 2023”

Sono in uno dei tanti locali all’aperto che segnano indiscutibilmente la presenza dell’estate.

Oggi l’anticiclone ha picchiato parecchio: la leggera brezza che accompagna il maxi panino e la birra non filtrata è un sollievo che compensa i tavolacci in legno consumato e le panche dall’equilibrio instabile. Stasera sul palco sistemato all’ombra di due grandi faggi si esibiranno dei poeti. Il poetry slam è una competizione molto sui generis che mette a confronto persone coraggiose che intendono recitare poesie proprie di fronte ad un pubblico che può variare di volta in volta. Regole easy ma con uno spirito competitivo tant’è che questa è la finale regionale.

Apre la sfida un tizio che per metà friulano e per metà veneto sostiene allegramente che quelle sono terre di grandi lavoratori dove difficile è scrivere poesie. Eh, già. Infatti, Pier Paolo Pasolini, Andrea Zanzotto, Ida Vallerugo, Pierluigi Capello, Leonardo Zanier, Tiziano Scarpa, Padre David Maria Turoldo, che sono quelli che mi vengono in mente al momento, erano tutti del Canton Ticino. 

Forse è con questa sollecitazione che in questa altra estate da il-global-warming-non-esiste vi propongo di mettere nel vostro zaino un libro di poesie. Ci starà comodo, pesa poco e se, come accadrà, finirà per sgualcirsi non preoccupatevi che i libri di poesie devono sciuparsi, avere poesie sottolineate, orecchie sulle pagine e macchie sulla copertina. Solo così il poeta che le ha scritte ne gioirà.

P.S. non aspettatevi però analisi di endecasillabi, allitterazioni e sinestesie: vi racconterò solo di libri di poesie che ho letto, riletto e riletto ancora. Con la speranza che voi, successivamente, andrete a cercare altre notizie sugli autori e sulle loro poesie.

n.1
CONCESSIONE ALL’INVERNO. 
POESIE (1976-1984)
Fabio Pusterla

Da poco tempo è, finalmente, riedita, in modo elegante, la prima raccolta di poesie di Fabio Pusterla[1], lui sì del Canton Ticino. Uscito nel 1985 Concessione all’inverno ottenne un risultato talmente inaspettato da far dire a Pusterla stesso: “assolutamente superiore alle mie aspettative anche più segrete”. È il primo degli autori che voglio suggerirvi perché Fabio Pusterla è un poeta del lago, delle montagne e del cielo[2].

Conoscere l’esordio di un poeta che hai incontrato quando ormai è un autore affermato può essere interessante. Puoi scoprire come abbia deciso di percorrere una strada piuttosto che un’altra[3] e, pure, annullare quella parentesi temporale che divide la sua prima raccolta dagli ultimi testi pubblicati.

A proposito di parentesi, l’uso delle stesse, anche in modo frequente, nelle poesie del poeta mendrisotto è un modo gentile per rendere il lettore più vicino all’autore. Come se la poesia fosse in continua mutazione, insicura, non finita, che richiedesse al lettore una partecipazione empatica, una possibile revisione/correzione personale[4]. Nasce in questa prima raccolta la capacità del poeta di trasformare la parola scritta in una visione documentaristica. A volte vedi, anziché leggere, quanto hai in mano: dalla erosione immane che cancellerà le Alpi lasciando solo caverne e piane paludose ai morti annegati, nerastri, untuosi che prenderanno possesso delle città.

Di Fabio Pusterla mi piace il suo essere vicino a chi lo sta scoprendo, seduto al tuo fianco sorride, combattendo la sua malinconia poetica, quando sbagli a leggere una delle sue parole strane, che ti osserva, senza giudizio, mentre ti perdi nelle sue poesie-elenco; mi piace perché la sua è una poesia immediatamente comprensibile, anticipatrice e monito di tempi che verranno. Che già sono qui.

Fabio Pusterla

Concessione all’inverno
La luminosa luce, la dorata
nella pulviscola nube, rifrangente, rosea e
se la neve aspetta dietro l’angolo
dietro il monte
dietro il rosa
tu affila i denti, i ramponi,
arrota il passo, acumina la vista;
prova il peso del corpo, saggia l’equilibrio.

Attendi il ghiaccio (a piè fermo) tu
nella luce.

Proprio per i vari elementi: pulviscolo,
brina, freddo generale, fiato spesso.
Rose appassite, foglie, mazzi di dalie marce,
capriole del gatto.
Riflessi da ogni vetro, e la discesa della luce
omogenea, invernale, da ogni buco di monte,
crepa di legno, spazio di sasso. E
tu accettalo questo inverno
luminoso, in agguato, invernaccio
di luce, sospeso nevischio, prolungato
favonio, incendio doloso.

Le parentesi
L’erosione
cancellerà le Alpi, prima scavando valli,
poi ripidi burroni, vuoti insanabili
che preludono al crollo, gorghi.
Lo scricchiolio sarà il segnale di fuga: questo il verdetto.
Rimarranno le pozze, i montaruzzi casuali,
le pause di riposo, i sassi rotolanti,
le caverne e le piane paludose.
Nel Mondo Nuovo rimarranno, cadute
principali e alberi sintattici, sperse
certezze e affermazioni,
le parentesi, gli incisi e le interiezioni:
le palafitte del domani.

_____
[1] Tra i principali riconoscimenti, il Premio Montale (1986), il Premio Schiller (1986, 2000, 2010), il Premio Dessì (2009); i Premi Prezzolini (1994), Lionello Fiumi (2007) e Achille Marazza (2008) per la traduzione letteraria; il Premio Gottfried Keller (2007), il Premio Svizzero di Letteratura (2013) e il Premio Napoli (2013) per l’insieme dell’opera.

[2] Qua https://www.playsuisse.ch/it/show/1025663/libellula-gentile-fabio-pusterla con una semplice registrazione potrete vedere il documentario a lui dedicato.

[3] Pusterla ha esordito quando c’era già, ben presente in quegli anni, una generazione di poeti affermati e orgogliosi di esserlo come Milo De Angelis e Dario Bellezza.

[4] In una poesia la parentesi conquista persino il titolo e gran parte del testo (In gita a Courmayeur).

CONCESSIONE ALL’INVERNO. POESIE (1976-1984)

Autore: Fabio Pusterla
Editore: Edizioni Casagrande, 2022
Pagine: 120
Prezzo di copertina: € 20,00

Edizioni Casagrande

n.2
AGRESTE. SILVARIO IN VERSI E RADICI
Tiziano Fratus

La coraggiosa casa editrice toscana continua nella sua opera pubblicando libri eccellenti e che, uno accanto all’altro, danno il segno distintivo della stessa. Così nella Fuoricollana, che comprende scrittori come Henry David Thoreau, John Muir e Aldo Leopold – che abbiamo già conosciuto nelle passate estati-, vengono giustamente inserite le poesie di Tiziano Fratus[1].

Fratus nasce come poeta dei sentimenti e della terra, il suo pellegrinare tra foreste millenarie e luoghi dis-umani (dove la natura non ha bisogno dell’uomo) lo ha portato a sensibilità che sono eredità dei grandi poeti americani, padri di una ecologia profonda e ancora urgente. Ma l’etichetta di ecopoeta fa mettere, al commesso disattento della libreria, i suoi libri non sullo scaffale della poesia contemporanea d’autore, ma su quello dei manuali di ecologia militante, o su quella dei viaggi alternativi o, capita, su quello delle pubblicazioni locali. Ma le poesie raccolte in Agreste, quasi duecento, sono poesie che parlano di alberi che non hanno la bocca perché non ci vogliono parlare, di persone strane vestite di bianco che si salutano belando e annusandosi, di cestini di amarene, di boschi disegnati con i denti su una lunga schiena, di parole-ponte e parole-sasso.

Ed è proprio l’alternarsi di poesie leggere, che ci fanno camminare alla ricerca di una strada, un sentiero, una traccia che però non ci conduca alla fine del mondo, e di spigolose ammonizioni che ci invitano a fare qualcosa perché noi siamo quelli che non fanno niente, che non fanno mai niente, ad essere il segno caratteristico di questa corposa raccolta.

Tiziano Fratus[2] ci parla di natura, di alberi, di animali, ci parla anche di lui stesso medesimo e della sua famiglia. I Fratus, attorno ad una tavola imbandita, dove le pentole borbottano, i sughi, le polente, le braciole e la televisione accesa con il Papa benedicente.

In Agreste troviamo le poesie d’amore nate da quest’uomo grosso con barba e capelli che, giorno dopo giorno, lo fanno assomigliare sempre più al grandissimo Walt Witman. Homo Radix ma anche Homo Cor. Forse il rispetto della Natura parte proprio da qua, dal rispetto degli altri, dall’amore che puoi donare e ricevere perché, certo, non puoi amare la Natura se non hai mai amato un’altra persona. E se non sei mai stato amato.

Le domande che Fratus si fa sono le stesse che ci facciamo noi: siamo davvero pronti a capire la natura? Che cos’è tutta questa passione incondizionata per la natura? Siamo davvero pronti a capire la poesia? Che cos’è tutta questa passione incondizionata per la poesia?

Ecco un altro motivo per cercare la sua nuova raccolta di poesie. Magari sarà sullo scaffale giusto.

Tiziano Fratus

Fuori nevica
Osservo il tuo seno materno e fluido,
disteso, piangente, la tua pancia arricciata,
non ti nascondi e sento il profumo del tuo corpo
spalancato, ancora colmo di me, del nostro amarci,
che ogni tanto non sappiamo addomesticare.
Fuori la neve assedia le finestre, le prime luci
degli altri appartamenti appesi nel buio,
il traffico delle cinque e mezza in una corta
giornata qualunque nel mese di dicembre.
Amo quando scopiamo senza dirci niente,
in questo tuo letto troppo grande, un pezzo
di paradiso piccolo-piccolo ma abbastanza.

Il mio amico carissimo
Il suo muso è sempre umido,
se chiudo gli occhi vedo la sua lingua
che mi sbarlicca tutto, sul muso,
io rido perché mi fa il solletico.
Cane si chiama Cane perché è suo,
di lui, se avesse un nome sarebbe mio,
ma io non sono un cane, io sono un uomo.
Cane è il mio amico carissimo,
lui non mente, lui mi ama come io amo lui,
le bugie tra di noi non hanno senso.
Cane c’è sempre per me,
io ci sono sempre per lui.

_____
[1] Ho lasciato presto le mie radici per perdermi e farmi accogliere tra i grandi alberi delle secolari foreste californiani: queste le sue parole. Fratus diventerà presto un Homo Radix e conierà, incontro dopo incontro, libro di libro, viaggio dopo viaggio, un vocabolario personale e simbolico. Alberografia, Dendrosofia, Silva itinerans e Radice primordiale. Vocabolario che diventa esistenziale conducendolo a scelte di vita importanti coltivando -sempre parole sue-, nella campagna piemontese, una forma personale quanto essenziale e agreste di buddismo zen, un orto, un giardino e una piccola comunità di gatti.

[2] Tiziano Fratus riceverà il Premio Montale Fuori di Casa a Levanto il prossimo settembre per la Sezione Ambiente.

AGRESTE. SILVARIO IN VERSI E RADICI

Autore: Tiziano Fratus
Editore: Piano B edizioni, 
Pagine: 248
Prezzo di copertina: € 21,00

Piano B edizioni

Davide Torri

Davide Torri

Insegnante di educazione fisica. Da diversi anni promuove iniziative dedicate alle terre alte (e anche alle montagne di mezzo). Ha prodotto documentari e spettacoli teatrali, organizzato convegni, incontri, mostre, costruito progetti di microeconomia alpina, pubblicato saggi e ricerche: il tutto dedicato alle montagne e alla gente che sopra ci vive (in pace). Collabora con altitudini da molto tempo.


Il mio blog | Scrivo su altitudini.it da molto tempo. Mi piace starci perché, nonostante sia virtuale, è un luogo dove la concretezza delle persone e delle montagne è sempre lì: da toccare.
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