Recensione

Una coperta di neve

Una valanga, una corda, una donna sepolta sotto la neve salvata da Nanni Settembrini che non si arrende al mistero della corda senza una persona legata. E' il nuovo libro di Enrico Camanni.

testo e foto di Davide Torri

06/05/2020
5 min
Apro questa piccola recensione – proprio per la misura in cui vuole collocarsi – del nuovo libro di Enrico Camanni ''Una coperta di neve'',

che esce, finalmente pubblicato, nelle librerie, finalmente aperte, proprio in questi opalescenti giorni di maggio, con una delle due citazione che l’autore ha voluto in apertura al suo romanzo:

Ma quando di un lontano passato non rimane più nulla, dopo la morte delle creature, dopo la distruzione delle cose, soli e più fragili ma più vivaci, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore permangono ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sulla rovina di tutto, a sorreggere senza tremare – loro, goccioline quasi impalpabili – l’immenso edificio del ricordo.

Beh, c’è un piccolo imbroglio che, spero Enrico mi perdonerà, la citazione è completa, riporta, a differenza di quella da lui scelta, anche la chiusura, quella dell’immenso edificio del ricordo che si regge sugli odori e i sapori. Odori e sapori che saranno la chiave di questo romanzo.

Citazione proustiana che ben si accoppia con quella dell’accademico novantenne Eugenio Borgna, un medico che è cresciuto leggendo Leopardi ed Hölderlin, psichiatra che ha combattuto l’elettroshock con l’ascolto e il dialogo e che, insieme, ma non lo sappiamo ancora, ci dicono già tutto sulla storia che sarà raccontata nelle quasi trecento pagine successive.

In fondo, ma sarebbe ingiusto dirlo, il romanzo di Enrico Camanni sta tutto qua dentro. E non è poco perché la memoria ci è compagna da sempre e da sempre si fa beffe di noi.

E’ una storia dei nostri tempi
Una coperta di neve, è l’autore stesso che ce lo dice, è una storia dei nostri tempi. Forse l’ultima che non ha, nei ritmi della scrittura e nelle riflessioni dei personaggi, il seme del sopravvissuto all’oscena giostra dei numeri che da mesi ci accompagna. E già questo, da solo, basterebbe a metterlo tra i ripiani comodi della nostra libreria. Infatti non è un libro fuori dal tempo e, anche se i protagonisti sono frutto della fantasia di Enrico, intercetta temi impellenti del nostro quotidiano. Da quelli che riguardano tutti come il riscaldamento globale a quelli molto più personali che dicono del dolore e dell’amore.

Settembrini si accomodò sulla panca osservando lo scivolo bianco del Gran Paradiso. Notò che il seracco era quasi scomparso e qua e là, sotto il ghiaccio e la neve primaverile, affioravano brandelli di roccia. Anche quella era una conseguenza del riscaldamento globale. Si chiese se si potesse ancora chiamare Paradiso una montagna di sfasciumi[1].

Premessa tardiva: ci sono troppi libri gialli, parafrasando Lello Arena si potrebbe dire che “anche leggendone uno al giorno non si starebbe al passo ché ne pubblicano, ogni dì, altri tre”. E, dopo Dürrenmatt, ritengo che il giallo non abbia più nulla da dire. Nonostante la lunga teoria di titoli che ci arrivano dal nord che sta più a nord. Ma Enrico è una persona che conosco da anni e così ho avuto il privilegio di leggere il suo nuovo libro. Un giallo. Forse. Un noir. Forse. Per me Una coperta di neve è un eccellente racconto che accompagna Nanni Settembrini, Martina Argenta, Angelica Senoner in un viaggio À la recherche di un nuovo sè dentro un mondo sempre più confuso e sempre più disumano. E il vecchio Proust cerca a fatica di farci da guida.

Enrico Camanni

Vivo in montagna ma non sono un montanaro
Nanni, guida alpina, cittadino, figlio di meridionali giunti a Torino nella metà del secolo scorso, non ha nulla di disumano, anzi, ha dentro di sè le tante fragilità umane che, con l’avanzare degli anni, crediamo di poter contenere con una saggezza più anagrafica che salvifica. Su tutte quella di non essere niente per intero: non un buon marito, non un buon padre, nemmeno un buon figlio

i rapporti erano precipitati la mattina che se n’erano andati di casa alle cinque, tra la notte e il giorno, uno vestito da operaio e l’altro da alpinista. “Sei un buono a nulla” aveva detto il vecchio.

Ma quello che più pesa al protagonista, in modo ben più profondo rispetto ai tempi de La sciatrice è quello di essere solo un mezzo montanaro[2]:

Vivo in montagna ma non sono un montanaro. Non sarò mai uno di loro, neanche se ho sposato una valdostana con il pedigree e ho due figlie valdostana, una fidanzata valdostana, ci abito da venticinque anni e il mio ex suocero fa il formaggio di vacca.

Enrico Camanni è, prima che scrittore di romanzi, prima che giornalista, prima che puntuale raccoglitore della storia dell’alpinismo di questi ultimi quarant’anni, un montanaro/cittadino o meglio un cittadino/montanaro e il Nanni Settembrini è il suo alterego, camuffato, modificato e anche quando Enrico allontana a forza il personaggio i due camminano insieme. E non è un male perchè il libro si arricchisce. All’inquietudine della ricerca che lega i personaggi, al lettore sono regalate le montagne, descritte con occhi attenti e furbi. Quelli di Nanni e quelli di Enrico.

Nella mia libreria tra Fitzgerald e Proust
Sì, Una coperta di neve è un romanzo che sa arricchirsi di paesaggi veri, di linee di salita sul granito che ci scorrono davanti agli occhi, di citazioni che vengono dalla bella cultura che accompagna Camanni e non diventa, mai in nessuna pagina, autoreferenziale e pedante.

Il Bianco era una cartolina pomeridiana: stavano ruotando le luci e i colori; la parete della Noire scivolava nell’ombra mentre la cresta gettava il profilo delle torri controluce. Presto di sarebbe spenta l’Aiguille de la Brenva e il sole avrebbe acceso le cornici delle Grandes Jorasses.

Settembrini, un poco, è una figura di genere ma le tante donne che gli stanno attorno, mai passive e ben descritte – la ex moglie, le figlie, la fidanzata, Angelica, Martina – compensano ed equilibrano quell’inossidabile filo di retorica maschilista che dal 8 agosto 1786 accompagna l’alpinismo.

chiarì che i dottori non capivano niente della mente delle donne perchè erano quasi tutti maschi.

Ogni personaggio femminile del mondo di Nanni Settembrini ha ben delineato il suo carattere e bastano all’autore poche parole per renderle nitide e presenti. Persino nelle ultime dove la doppia natura della ricerca condotta dalla protagonista giunge a compimento sigillando nella lingua un nuovo, e più pacifico, sé

Auf Wiedersehen, Angelica.

Nemmeno ora che ho finito la lettura del libro di Camanni posso considerarlo un giallo. Troppo stretta come definizione e non solo perchè non ci sono “pallottole e corde tagliate” e neppure colpevoli

prometto che torno a vedere i ghiacciai. Sappi che non li odio i tuoi ghiacciai, solo gli imbecilli danno la colpa alla montagna.

Io lo metterò, negli scaffali della mia libreria tra Fitzgerald, per la capacità di pensare al femminile, Proust, ovviamente per il valore che memoria e ricordi hanno in Una coperta di neve e Mann, anche se il Settembrini di Camanni, almeno per ora, deve accontentarsi del suo ex suocero Olivier per disquisizioni filosofiche. In ogni caso non tra i libri gialli. Non ne ho.

_____
[1] Dice Settembrini –mutuando una delle frasi classiche di una vera e grande guida alpina valdostana, Renzino Cosson- che “comunque il caldo in montagna non ha mai ammazzato nessuno” ma occorre aggiornare l’assioma. E anche Una coperta di neve lo fa.
[2] Quella della reale e concreta figura del montanaro è ampiamente scandagliata e analizzata da Enrico Camanni in molti altri suoi scritti. Belli e leggeri come questo romanzo. Uno dei primi, pubblicato in tempi non sospetti è La Nuova Vita per le Alpi, Bollati Boringhieri, 2002.

Una coperta di neve

Autore: Enrico Camanni
Editore: Mondadori, 2020
Pagine: 296
Prezzo di copertina: € 16,00

www.librimondadori.it

Davide Torri

Davide Torri

Insegno a scuola (chi non sa fare nulla, insegna), ed insegno pure scienze motorie (e chi non sa insegnare, insegna ginnastica). Sarà per questo che sono obbligato alla curiosità. L'ho indirizzata verso le cose più visibili che ho davanti agli occhi: le montagne. E così mi sono accorto che, molto piccole, come formiche, sulle montagne ci stanno le persone. Forti e fragili.
Collaboro da anni con altitudini.it e pubblico lì sopra i miei racconti.


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