Reportage

Di chi è la montagna? #4

In Val di Scalve l'incontro con il farmacista Imerio, che ha regalato molto di più della buona salute, e con Fiorino e il suo bellissimo roccolo. Due montanari padroni della montagna, ognuno a loro modo.

testo e foto di Davide Torri

Il roccolo di Fiorino Scudodiquercia
07/08/2019
4 min
Qualche anno fa, era inverno, mi trovai a cena in una trattoria di un piccolo paesino delle Prealpi Bresciane. Trattoria tipica, rustica fin troppo, ma i piatti erano ottimi e il vino lasciava cerchi rossi sulla tovaglia di cotone.

Ad un certo punto della serata mi parve di vedere passare la figlia del cuoco con un vassoio grande come una piccola portaerei. Superò velocemente una porta a vetri che chiuse dietro di lei. Sulla portaerei dilagava una polenta fumante. E sopra la polenta, gli osei. Bergamo e Brescia, nonostante il calcio, hanno molte cose in comune. Tra queste i roccoli.

#4 – Val di Scalve (BG)

Scudodiquercia e la Rosa Canina.

No, non ci siamo persi ma, pur avendo sullo sfondo i profili di montagne che conosciamo bene e che dividono la Valcamonica dalla Val di Scalve stiamo macinando qualche passaggio insidioso di troppo. E ci vorrebbe un caffè. Siamo partiti molte ore fa percorrendo un sentiero immaginario che collega antichi roccoli ¹ nascosti tra boschi che stanno ormai cancellando gli ultimi pascoli. Giriamo in tondo, cavalchiamo creste più o meno esposte e, ad un certo punto vediamo laggiù, dove c’è una linea d’ombra blu cobalto, un nano, basso come sono quelli che fin da piccoli si caricano pesanti gerle di prezioso fieno e fascine di legna secca per il lungo inverno.

Thorin Scudodiquercia ha scarponi di cuoio ancora rigidi nonostante il tanto grasso usato, pantaloni di fustagno e gilet di lana. Sta buttando pane secco e insalate selvatiche in uno stagno visibile solo ora che ci siamo avvicinati. Lo fa per i girini. «Ma i cervi entrano nello stagno e mi mangiano, loro, il pane», mi dice. Attorno all’acqua salmastra evidenti tracce di erba schiacciata gli danno ragione ².

Con noi c’è il farmacista del paese da cui siamo partiti stamattina. Imerio vive lì da oltre venticinque anni, è nato però in un paese della bassa bresciana. Un terrone. Eppure, proprio per il suo carattere trasparente e disponibile, ha regalato molto di più della buona salute al paese: un coro, la riscoperta della coltivazione del lino, una bella festa dedicata agli antichi mestieri che apre cortili e case a tanti turisti, serate di incontri e riscoperta di una cultura, quella montana, che spesso viene disconosciuta dai montanari stessi. Ha costruito, in cima al paese, una casa, una bio-house. Ha anche scritto un libro sui roccoli della Valle.

Dopo pochi minuti il dottore viene riconosciuto e anche il dottore riconosce il nano: l’Erede di Durin va da lui, ogni due settimane, da anni e solo per quello, per acquistare una confezione di Fastumgel che «l’e l’unica che la me fâ bé». Strano perché i nani vivono a lungo senza pozioni ed unguenti. Ma i tempi cambiano.
Si va al suo roccolo. Non lo avremmo mai trovato, lì, al varco occidentale dei Cancelli di Moria ³.
Lui con passo sicuro e solido si appoggia al suo bastone da Re del sotto Montagna, lui, noi arranchiamo. «Che ‘na olta gh’era centvinte hàche», centoventi vacche che, mattina e sera, venivano munte a mano. Cinque famiglie vivevano su quei pascoli ma davanti a noi di quella stalla restano solo alcune colonne fatte con sassi raccolti lì attorno. ⁴
Il roccolo è bellissimo, nessun balconcino con gerani appassiti, tettoie di eternit per fare ombra a suv prepotenti, niente barbecue per cantate volgari. Dalla sboradura ⁵ si vede un panorama che ti sorprende.

Scudodiquercia Fiorino ⁶, questo è il nome umano del nano, mette su una moka: da un barattolo di alluminio di Illy toglie alcuni cucchiai di caffè che potrebbe essere quello triestino. Potrebbe. Il pomeriggio si srotola in un gramelot tra il farmacista e il nano. Due montanari padroni della montagna, ognuno a suo modo. Un braccio di ferro a due. Ad un certo punto si inizia a parlare di cose che fanno parte della vita antica, riti, parenti, luoghi. Come la chiamate voi «chèla pianta con i spine e i balène röse?». «Rosa canina», in dialet? «arigole dice il farmacista». «No, noi la chiamiamo canàule». Noi, quelli che hanno combattuto Smaug.

P.S. Anche io compero, a Natale, l’Illy con la sua scatola in alluminio e poi lì dentro ci va l’arca di Noè del caffè. Fino al Natale successivo.
_____
1) C’è una bibbia, pubblicata negli anni ‘80, da consultare per capire cosa e come erano: Santino Callegari e Franco Radici, Roccoli della Bergamasca, Grafica e Arte Bergamo.
2) I cervi sono in continuo aumento nei boschi alpini, nonostante la presenza accertata dei lupi. Ad esempio:
https://www.ansa.it/trentino/notizie/2019.
3) Roccolo che in passato apparteneva ad una Parrocchia della Valle e che ora è celato ai più da un incantesimo.

4) In Valle di Scalve, più che in altre valli bergamasche, gli alpeggi non sono completamente abbandonati: https://www.ecodibergamo.it/stories/valle-seriana
5) Dal Dizionario italiano-bergamasco a cura di Carmelo Francia e Emanuele Gambarini: roccolo – (r. con capanno alto) ròcol, rocolì (sue parti: tónd de dét, tónd de föra, sót tónd, arcunada o sigalér, sipadura, casèl otabiòt, spiünéra, spaléra del tónd, spaléra de la passada, sboradura), (uccellaia) oselanda.
6) Thorin, fu un nano del popolo dei Lungobarbi appartenente alla Casa di Durin che visse sul finire della Terza Era. Nato a Erebor dovette lasciarla nel 2770 TE a causa dell’attacco del drago Smaug e andarsene ramingo per la Terra di Mezzo assieme alla sua famiglia e ai superstiti del suo popolo, cercando di sopravvivere. Durante la Guerra tra i Nani e gli Orchi ottenne il soprannome di Scudodiquercia. Ovviamente se non conoscete Lo Hobbit è tutto incomprensibile.

Imerio il farmacista
Fiorino Scudodiquercia

Davide Torri

Insegnante di educazione fisica. Da diversi anni promuove iniziative dedicate alle terre alte (e anche alle montagne di mezzo). Ha prodotto documentari e spettacoli teatrali, organizzato convegni, incontri, mostre, costruito progetti di microeconomia alpina, pubblicato saggi e ricerche: il tutto dedicato alle montagne e alla gente che sopra ci vive (in pace). Collabora con altitudini da molto tempo.


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