Racconto

STORIA DI UN CORPO

In principio era la carne, non il verbo. Corpi in grado di lottare, di difendersi e di attaccare. Corpi che fecero di noi prima i capi famiglia e poi i capi tribù.

testo di Camilo C.

Foto by www.iceman.it
12/01/2025
3 min
In principio era la carne, non il verbo.
All'inizio molti di noi morirono, la maggioranza di noi. Ma quei pochi che sopravvissero all’inesperienza, all'inedia e ai predatori tramandarono alla specie corpi adatti a farsi strada nel mondo.

Corpi in grado di lottare, di difendersi e di attaccare.
Corpi che fecero di noi prima i capi famiglia e poi i capi tribù.
Fu un mestiere difficile, nel momento più terribile della nostra specie, ma avemmo la forza di portarlo a termine, e grazie a noi la nostra specie sopravvisse.
Passò del tempo e quello tra noi che si era dimostrato più adatto sconfisse i capi delle altre tribù e divenne re.

In principio era la carne e dalla carne, poi, venne il verbo.
Fu facile convincerli.
Dettammo regole che poi divennero leggi, facendo del principio nato dalla nostra forza i comandamenti accettati tutti.
Fu facile convincerli.
Bastò appoggiare a terra la pietra, riporre per un attimo il bastone, nascondere la spada dietro il trono e loro credettero di vedere in noi mite saggezza, giudiziosa autorità.

Inventammo un dio a nostra immagine e somiglianza, barattammo le pelli di animale con abiti di velluto e tutti ci credettero.
Si dimenticarono, o finsero di dimenticarsi, che il corpo continuava ad essere il fondamento del nostro potere.
Anche se non era più un corpo solo, ma migliaia, che ormai formavano il nostro esercito.

Ci furono ancora momenti difficili. Momenti in cui quei corpi si scontrarono tra loro, corpi bellissimi che un tempo sarebbero stati perfetti per portare all’accampamento migliaia di antilopi, che sarebbero stati grandi capi famiglia e grandi capi tribù, in quei momenti vennero sacrificati, mutilati, distrutti.
Ma era solo un’apparenza, un’increspatura di un’onda che sapevamo più lunga. Perché da ognuno di quei sacrifici la nostra causa ne usciva rafforzata: i sopravvissuti più adatti alla prossima battaglia, i vincitori e i vinti più convinti delle leggi del proprio re.

Oscillammo solo quando altri corpi, più giovani e più numerosi di noi, si presentarono un giorno sotto i nostri palazzi.
In nome di nuove leggi pretendevano i nostri corpi, le nostre teste, e noi – pensando di essere ormai stati resi saggi dai secoli – gliele offrimmo, come negli scacchi si offre un pezzo nella certezza di vincere la partita.

La Libertà che guida il popolo (La Liberté guidant le peuple), Eugène Delacroix
Sander Sammy on unsplash

Il principio era la carne, non il verbo.
Così è sempre stato e così sempre sarà.

Cedemmo, dimenticando l’origine sacra del nostro potere, e così ben presto fummo perduti.

Da lì a poco altri corpi ancora, diversissimi dai nostri, ci si rivoltarono contro.
Corpi e anime che noi avevamo nutrito ed educato, tirato fuori dal pantano delle loro superstizioni tribali.

Corpi che fino al giorno prima servivano nelle nostre case e beneficiavano della nostra civiltà pretesero di appartenere alla nostra stessa legge, alla nostra stessa razza, tramavano contro di noi mentre davamo loro un tetto sulla testa e un campo nel quale lavorare.
Concedemmo anche a loro quello che chiedevano.

Ci illudemmo che quello fosse il modo migliore di perpetuare il nostro potere, e invece perpetuammo solo il nostro errore.
Concedendo a quei corpi diversissimi i nostri stessi diritti – i diritti che ci eravamo guadagnati nei millenni col sacrificio del sangue – aprimmo la porta alla nostra fine.

Ciò che fino a quel momento erano state ribellioni di estranei si fecero strada all’interno della nostra tribù, arrivando alle stanze più intime del nostro quotidiano. A chi condivideva i nostri letti fin dalla creazione del mondo, a chi ha fuso il proprio corpo con il nostro fin dall’alba della notte dei tempi.

Anche loro, adesso, loro che noi abbiamo sempre nutrito e protetto, per le quali abbiamo lottato e combattuto, pretendevano di godere delle nostre stessi leggi.
Ora le sentiamo cospirare nelle loro stanze, intrigare lungo le scale di servizio, tramare contro di noi agli angoli delle vie.

Il principio era la carne, non il verbo.
Così è sempre stato e così sempre sarà.

Vero?

8 marzo 1972, a Roma si alza il vento femminista

Camilo C.

Camilo C. è un nome di fantasia ispirato ad una figura realmente esistita. Come realmente esistito è tutto quello che questo nome di fantasia scrive, tranne qualche dettaglio di colore, per altro abbastanza trascurabile. Quello che leggerete sotto questo nome è dunque tutto assolutamente vero; al contempo, come scriveva Vitaliano Trevisan: “Tutto quello che può incriminarmi è da considerare frutto d'invenzione".


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2 commenti:

  1. Aldo Bressan ha detto:

    Che significa :
    “tutto quello che leggerete sotto questo nome è dunque assolutamente vero” ?

  2. Camilo ha detto:

    Che la faccenda del “nom de plume” non è importante.

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