Racconto

Disegnato nella mente

testo e foto di Mara Martini  / Claut (PN)

In scena tutto il Friuli Venezia Giulia, e non solo
29/11/2018
4 min
logo blogger contest2018_ita_senza feccia
Il sole dormiva ancora, quando partimmo con le lampade frontali accese per affrontare l’erto sentiero che porta alla cima più alta delle Dolomiti Friulane: Cima dei Preti (2703 m), la terza più alta del Friuli Venezia Giulia, dopo il Monte Coglians e lo Jouf di Montasio.

L’estate era finita: il freddo al mattino cominciava a farsi sentire. Le gocce di rugiada brillavano al passaggio delle nostre luci. Di certo lì non era passato ancora nessuno, le ragnatele accuratamente tessute da un ramo all’altro, erano collezionate sulle nostre facce.
Inizialmente era dolce il sentiero in mezzo ad un curato bosco di faggi, continuava in una selva oscura di tassi per poi proseguire lungo una scoscesa valle ghiaiosa con rade macchie di verde, per raggiungere quindi il rosso bivacco.
Il silenzio regnava sovrano quella mattina, il rumore dei nostri respiri scandiva il tempo dei passi. Con il risveglio del sole, eravamo arrivati al bivacco, sito su un praticello fiabesco circondato da stambecchi e stelle alpine. I primi raggi cominciarono a scaldare, oltre che le nostre schiene umide di sudore, anche le nostre voci che, ancora con un tono basso, iniziarono a fare qualche complimento alla splendida giornata.
Dopo un sorso d’acqua e una piccola pausa, salimmo ancora lungo uno stretto canale, aiutandoci con l’appoggio delle mani. Un ultimo ghiaione e finalmente mettemmo alle nostre spalle i 2000 metri di dislivello positivo che ci separavano dal punto di partenza.

Il sipario che si aprì tutto attorno a noi, al raggiungimento della vetta, era vastissimo; in scena c’era tutto il Friuli Venezia Giulia e non solo: la vista poteva spaziare dal Golfo di Trieste alle Alpi Giulie, dai perenni ghiacciai austriaci alle Dolomiti Bellunesi, dai paesi sottostanti della Valcellina, alle adiacenti valli del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane.

Due amici, una giornata di fine settembre, due cime collegate da un unico sentiero abbozzato nelle nostre teste, dipinto con le nostre gambe.

I miei occhi però cercarono una cima in particolare, una delle più alte delle Prealpi Carniche, una cima che occupa un piccolo spazio nel mio cuore perché è una delle prime che ho raggiunto da bambina con mio papà: il Monte Pramaggiore (2478 m).
Proprio il Pramaggiore ci stava aspettando. Quel giorno avevamo deciso non di fare una semplice escursione sulle nostre montagne, ma di compiere un piccolo viaggio, una traversata a modo nostro, niente di epocale: collegare i sentieri di due valli a piedi e in bicicletta, completando l’ascesa a due vette, Cima dei Preti e Monte Pramaggiore, forse poco conosciute, poco alte per essere messe sulla copertina di qualche rivista, ma che per noi erano le cime della nostra infanzia, le montagne nostre, le prime vette che vengono accarezzate dalla neve, quelle che, quando le vedi al mattino uscendo di casa, ti rubano involontariamente un sorriso.

Raggiungemmo velocemente il fondo valle, scendendo lungo un sentiero poco segnato, sconosciuto a molti, frequentato da pochi, battuto assiduamente da stambecchi e camosci, arrivando così alle nostre biciclette che avevamo posizionato accuratamente al mattino, all’ombra di un nocciolo. Pranzammo rapidamente su una panchina in mezzo al bosco e riempite le borracce pedalammo sino all’inizio del sentiero che si snodava verso Pramaggiore.
Il sole era ormai oltre lo Zenit, le gambe e i piedi davano i primi segni di stanchezza, però dolce e comoda ci fu la mulattiera che saliva verso il culmine. Sembrava che qualcuno avesse saputo che saremmo passati di lì affaticati, disegnando per noi una traccia incantevole, tra boschi di larici verdi, di giallo sfumati alle estremità.

Con una lenta cadenza calcammo la forcella rocciosa che precede la vetta, il bramito dei cervi echeggiava nella valle sottostante, una brezza piacevole si era alzata assieme a noi accompagnandoci sino alla croce del Pramaggiore, superando così anche i 1600 metri di dislivello positivo che ci separavano dalle biciclette. Le ombre iniziarono ad allungarsi, le Dolomiti a colorarsi d’un incomparabile arancione roseo. Di fronte a noi spiccavano i 2703 metri della prima vetta conquistata, circondata da un vasto mare di imponenti monti.

Una firma sul libro di vetta, una stretta di mano, un abbraccio e partimmo per la discesa. Le luci del tramonto crearono uno sfondo perfetto per la fine di quella giornata: a ovest Venere brillava, il cielo si era dipinto di blu. Le nostre pupille si dilatarono per vederci meglio su quel lungo sentiero oramai colorato di nero.
Due amici, una giornata di fine settembre, un viaggio, due cime collegate da un unico sentiero abbozzato nelle nostre teste, dipinto con le nostre gambe.

  • Boschi di larici verdi, di giallo sfumati alle estremità
  • Il sole oramai oltre lo Zenit
Mara Martini

Mara Martini

Sci alpinista, alpinista, runner e amante di tutti gli sport di montagna. Pratico lo sci alpinismo a livello agonistico, faccio parte della squadra nazionale italiana di sci alpinismo e sono maestra di sci. Il vagabondare in montagna, spesso da sola, diventa quindi routine quotidiana per compiere i vari allenamenti. Scrivo in un piccolo diario e faccio foto per passione per ricordare e immortalare le emozioni e le esperienze che la montagna ogni volta mi regala.


Link al blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Esplora altre storie

"Qualunque gesto d’amore verrà fatto al più piccolo dei fratelli di Gesù riceverà Gesù... "Qualunque gesto d’amore verrà fatto al più piccolo dei fratelli di Gesù riceverà Gesù tra le sue braccia" e depositò Gesù tra le mani...

Esco di casa che è ancora buio ed ho addosso il desiderio di fuggire... Esco di casa che è ancora buio ed ho addosso il desiderio di fuggire dalla monotonia alla quale il confinamento da COVID mi ha...

Mi capita a volte di pensare a uno dei tanti dipinti genericamente chiamati: le... Mi capita a volte di pensare a uno dei tanti dipinti genericamente chiamati: le scarpe di Van Gogh. Mi interessano molto le immagini evocative e...

Non ho mai fatto una ferrata in vita mia. Ho indossato un imbrago durante un... Non ho mai fatto una ferrata in vita mia. Ho indossato un imbrago durante un paio di uscite di arrampicata su parete artificiale in una...

Riflessioni su una fotografia a Selva di Val Gardena il 12 agosto 1911. ... Riflessioni su una fotografia a Selva di Val Gardena il 12 agosto 1911. ...

Conosco questo itinerario a memoria, è a due passi da casa ed è il... Conosco questo itinerario a memoria, è a due passi da casa ed è il classico ripiego se c’è poca neve. Ogni volta però cerco...

RACCONTO DI AVVENTURE IPOGEE NON CONSISTENTI E ONIRICAMENTE NECESSARIE ... RACCONTO DI AVVENTURE IPOGEE NON CONSISTENTI E ONIRICAMENTE NECESSARIE ...

La montagna, la scultura e la poesia sono le cose che più ha amato... La montagna, la scultura e la poesia sono le cose che più ha amato e continua ad amare Ferruccio Svaluto Moreolo, per gli amici...

La sosta era appesa nel posto peggiore di tutta la torre. Sotto il culo... La sosta era appesa nel posto peggiore di tutta la torre. Sotto il culo sprofondava quel vuoto nauseante e sopra di noi c’era appena...

Pigroni. Se ne stanno là, nel cespuglio, a pancia in su, a girarsi e... Pigroni. Se ne stanno là, nel cespuglio, a pancia in su, a girarsi e rigirarsi e girarsi e rigirarsi mentre intorno qualche jeep curiosa...