Racconto

Gravel Road

testo e foto di Denise Bresci  / Genova

Verso Whitesands, scendendo da Cloudcroft
06/11/2019
5 min
informazioni
“I cieli dell’America sono mille cieli sopra un continente”.

Questa frase è proprio, assolutamente, vera. È diverso. Tutto è diverso, ma il cielo di più e si percepisce immediatamente. Ci si sente liberi e insieme vulnerabili – non protetti.

Nuovo Messico, verso sud: al di là di occasionali steccati, le verdi praterie che nella nostra mente sono il “far west” americano.
Ma il reale “far west” dei nativi americani solo per pochi fortunati è stato quello degli ampi spazi ricchi di piante e animali: per molti è stato deserto o foresta – anzi, deserto e foresta.
Foresta nella stagione calda e deserto quando il freddo rende inabitabili le montagne: la difficile ma proficua caccia nei boschi, la faticosa sussistenza nelle aride colline.
Apache Mescaleros: un gruppo che tutto deve al Mescal – anche il nome che gli Spagnoli decisero nel 1550 – e che viveva tra New Mexico e Panhandle in Texas.
Ancora immaginiamo i guerrieri attraversare le terre, da nord a sud, da sud a ovest e poi ancora a nord, sempre in cerca di un posto migliore dove vivere.
Lontano dal freddo delle nevi montane, dal caldo delle aride sabbie: un posto dove trovare riparo dagli orsi quanto dai rettili.

Oggi, sulle mappe, la loro riserva è una zona nel quadrante sud est dello stato, un’area che comprende Lincoln, il paese di Billy the Kid, e occupa verdi e boscose montagne tra la 54 e Roswell. Tra Ruidoso e Cloudcroft, la Riserva Mescalero è un rettangolo grigio, senza pallini e nomi e con poche tracce bianche a indicare qualche strada secondaria.
È qui che parte il mio racconto, il racconto di una notte d’estate che oggi sembra solo un sogno.

È sera, siamo nell’ora blu, in cui i colori scompaiono – appena dopo la golden hour dei manuali di fotografia – e in cui è difficile vedere bene. In cui i fari dell’auto ancora non servono contro l’avanzata silente della notte. Siamo molto lontani da casa, siamo lontani anche dal posto dove abitiamo da qualche giorno, tra le montagne sopra il deserto da cui ora veniamo. Abbiamo fatto tardi, abbiamo voluto vedere Whitesands al tramonto, seguire la visita guidata con il Ranger: ci ha mostrato la vita che non appare, la lotta di piante fortissime e di piccoli animali in mezzo alla morta sabbia di gesso, per sopravvivere, sempre. Abbiamo scherzato e camminato nelle dune insieme ad altri come noi, affascinati dalla luce violacea del cielo, i nostri passi sul bianco abbacinante che diventava rosa e poi grigio chiarissimo. Ora siamo in auto e dobbiamo tornare; durante il tramonto si sono ammassate grandi nubi scure, ora sono ombre più scure nel cielo già scuro. Quando piove, qui, è spaventoso: il disegno del mondo sparisce dopo pochi metri, si vede soltanto acqua tutto intorno, il terreno diviene fango e scorre via.
Il nostro posto non è troppo lontano dalle dune, ma la strada dopo una parte in piano si stringe e si inerpica: 35 miglia e 1300 metri di dislivello. Una galleria.

New Mexico

C’era un cartello forse, quando siamo scesi. Diceva qualcosa su qualche lavoro, su una chiusura temporanea della galleria. E quindi della strada. Qualche lavoro notturno.
Arriviamo già stanchi alla galleria, è tardi: siamo partiti all’alba, abbiamo fatto mille cose, camminato nelle dune con il caldo potente del giorno, contro il vento del deserto e poi di nuovo la sera. Non abbiamo cenato, abbiamo fame e sonno.
Siamo quasi arrivati. Ma non si passa. Ci sono i lavori, la strada è interrotta. Vogliamo provare uno sterrato che forse si prende più in giù e passa sopra la montagna? Nel buio più buio? Senza conoscerlo?

Decidiamo di no. La mappa indica una via alternativa: quasi il doppio di strada, però potremmo raggiungere il nostro letto. Torniamo indietro. Di nuovo giù nella valle, seguendo i tornanti notturni fino al deserto in pianura. Poi a nord, verso la riserva Apache. Piove, smette, piove, smette. Poi di nuovo su per altri tornanti. Attraversiamo Mescalero che dorme e cerchiamo la via che volge a sud est, la via per il nosto posto, per la nostra casa fuori casa. È buio ormai, il buio delle terre poco abitate, il buio che in città non esiste. È tardi e siamo molto stanchi. Il navigatore indica la svolta e giriamo. È una strada normale, asfaltata, nel bosco: la direzione è corretta. Siamo contenti, mancano 20 miglia. Strano, sembrava di più. Strano.

Adesso però è proprio notte. La strada non sembra più asfaltata. Adesso sembra una strada sterrata – forse ci sono lavori, forse è un tratto. Andiamo avanti. È un po’ che non si vedono luci, nemmeno case lontane. Intorno a noi c’è solo il bosco e la strada si stringe – è sorta la luna e riusciamo a vedere qualcosa: rocce, grandi rami, cespugli. Una foresta. Il navigatore imperturbato disegna la strada, ma noi siamo nel fitto del bosco. Non possiamo tornare indietro, ma non sappiamo come sarà più avanti. E se divenisse solo un sentiero? Andiamo avanti, pianissimo, sui sassi, attraverso le buche. Impreparati, inadeguati.
Ora sentiamo forte l’abbraccio del bosco selvaggio, della foresta nella notte: è una sensazione ancestrale di timore, di fragilità, di vulnerabilità ma anche di stupore e meraviglia – e di rimpianto per tutto quello che non viviamo più.

E in quell’attimo del nostro pensiero è apparso – come dal nulla, accanto a noi: maestoso, imponente, bellissimo – il cervo spirito del bosco.
Altissimo, l’immenso palco di corna una foresta nella foresta. Il grande occhio di velluto nella luce argentea ci diceva estranei, inusitati. Ma il suo sguardo era innocenza, bellezza e perdono. Siamo rimasti qualche istante a guardarlo – e lo guardiamo da allora.

Poco dopo la strada è confluita in quella che avremmo dovuto prendere. La nostra era una scorciatoia, una gravel road nella riserva. Siamo tornati all’albergo, alla camera, al letto. E alla notte come la conosciamo, fatta di coperte, di cuscini, di luci e di suoni.
E di sogni e spiriti. [Come è sempre stato, per essere meno soli contro il buio nero della notte.]

Spiny Lizard vicino Gila Cliff Dwellings

Questa storia partecipa al Blogger Contest 2019. Fai sapere all’autore cosa pensi della sua storia, scrivi qui sotto il tuo commento.

Denise Bresci

Denise Bresci

Denise Bresci vive a Genova ed è appassionata di escursionismo e viaggi, di musica, teatro e letteratura. Ha pubblicato alcuni racconti e un romanzo breve.


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