Racconto

L’età dell’uomo

"Poi vedremo cosa rimarrà del bosco laggiù, dell’orso, del lupo, e sì, anche dell’uomo. Dai, dio ammettilo, hai sbagliato a fidarti di quello"

testo e foto di Angelo Ramaglia  / Castellanza (VA)

Il lupo alza il naso e annusa il prossimo futuro
21/11/2019
4,50 min
informazioni
1.Prima
Nei boschi ci sono i cartelli con scritto di non buttare rifiuti.
Nei boschi ci sono anche i cartelli che implorano di non incendiarli, i boschi.

Nei boschi i cartelli non li hanno messi i boschi bensì gli stessi che buttano i rifiuti e incendiano i boschi.
Nel bosco c’è un orso che gioca con qualcosa e si guarda attorno.
Scorge il lupo.
Il lupo guarda l’orso che gioca con una bottiglia di plastica.
Anche il lupo ci vorrebbe giocare, ma l’orso è geloso delle sue cose, meglio lasciarlo stare, l’ultima volta ci stava lasciando una zampa.
Sopra di loro c’è la grande montagna, il ghiaccio si sta per staccare.
Il lupo alza il naso e annusa il prossimo futuro. «Quando si staccheranno quei grossi blocchi di ghiaccio il bosco verrà spostato a valle e sconfitto.» L’orso guarda il lupo e sa cosa sta pensando quel naso.
L’orso tira la bottiglia al lupo. Ha una pessima mira. La bottiglia atterra in mezzo ad altri strani oggetti. Televisori, macerie, pezzi di amianto, qualche copertone, batterie d’auto. Il lupo e l’orso non sanno cosa siano. Sanno solo che è stato l’uomo a mettere lì quel ciarpame.

Feroce, niente fiuto, poco pelo, brutto come il peggiore dei demoni del bosco. L’uomo.
Se avessero una minima idea di cosa possa essere dio potrebbero pensare addirittura che quello è dio, ma non lo sanno cos’è dio. Sanno solo che quando appare non succede mai niente di buono. Ce ne sono anche alcuni di innocui; arrivano, camminano, se ne vanno, gli puntano contro una specie di lente. Quella non fa male, non sputa niente. Ma sono pochi ormai.

Il ghiacciaio sopra il bosco è un po’ infastidito dal caldo.
«Diavolo» dice, «io odio il caldo. Guarda come sono tormentato, dio. Dio, io lo so chi sei dio, non sono mica come l’orso e il lupo là sotto nel bosco. Falli smettere, fai qualcosa. No, non dico l’orso e il lupo, dico gli uomini. Sto cercando di resistere, ma ogni giorno un pezzo di me si scioglie e se ne va, tra non molto mi stancherò di stare attaccato alla buona roccia e la lascerò ad abbrustolirsi al sole. Poi vedremo cosa rimarrà del bosco laggiù, dell’orso, del lupo, e sì, anche dell’uomo. Dai, dio ammettilo, hai sbagliato a fidarti di quello.»
Dio, come al solito, tace.

Il sole sopra il ghiacciaio guarda in basso e vede che tra i suoi raggi e il ghiacciaio non c’è più filtro. C’è un buco, c’è roba nera, impalpabile, scura, molto fine e parecchio puzzolente. E’ là sospeso da un sacco di tempo il sole. Ne ha viste di cose, ma ultimamente là sotto si esagera, il pianeta blu sta diventando grigio, tra un po’ smetterà di respirare. Si spegnerà.
Il sole non discute con dio, è troppo vecchio il sole.
Da quell’altezza può vedere non solo il bosco e il ghiacciaio sopra l’imponente montagna poco sopra. Non molto lontano può scorgere bellezza e bruttezza ovunque. Percepisce il dolore di specie che muoiono per mano dell’uomo. Ancora lui. Avverte anche il dolore che l’uomo procura a se stesso, in una spirale di demenza talmente evidente che solo la luna può capire.
Il sole vede oceani di spazzatura navigare come isole, vede l’amico leviatano soffrire, ne sente il lamento. Il sole indovina il futuro.

Nei boschi ci sono anche i cartelli che implorano di non incendiarli, i boschi

Sotto il sole, sotto il ghiacciaio pericolante, dietro una finestra, dentro una baita, un uomo guarda il lupo e l’orso in mezzo all’immondizia. E’ bella la baita, alla moda. Nel camino brucia il legno, il divano di pelle marrone sembra comodo, le teste di animali morti sulle pareti osservano indifferenti l’uomo, il camino e l’invitante divano.
Prende una birra dal frigorifero. In televisione c’è una bambina strana che parla e cerca invano di sorridere. Indossa una cerata gialla. L’uomo immagina IT. Piega le labbra in un sorriso cattivo. «Come osa una bambina insegnarci come vivere? Chi si crede di essere? Tutti scienziati. Chissà quanto ci guadagna.»

L’uomo è agitato, il sacro fuoco dell’ispirazione lo obbliga ad accendere il computer e digitare la password per accedere al suo social preferito. La password è password. Chiaro. Schiaccia con impeto il Caps Lock e comincia a scrivere.
L’orso e il lupo intanto giocano con un copertone di camion abbandonato. Passa un cinghiale che li guarda con sospetto. Un cervo galoppa via veloce.
Lo sparo immobilizza il lupo e l’orso. Il cinghiale corre via. Del cervo non c’era già più traccia da prima dello sparo.
L’uomo, un altro uomo, dietro l’albero scuote il capo disperato, su quattro grandi bestie non ne ha beccata nessuna.
Un uomo, un altro ancora, ci sono troppi uomini in questa storia, sta scendendo dal suo pick-up schiantato addosso a una grossa quercia. Osserva il copertone squarciato. «Dannati cacciatori» pensa. Scuote il capo e prende la gomma di scorta. Ne approfitta per buttare alcuni sacchi tra gli alberi insieme al copertone distrutto.

2.Durante
Fu a questo punto che tutto ebbe inizio.
Gli alberi fecero cadere due grossi rami addosso all’uomo del pick-up che stramazzò al suolo, non vide quel che successe dopo. Peccato.
Il ghiacciaio smise di trattenersi e si lasciò cadere.
Il sole allora capì, chiuse gli occhi, il vento si alzò.
Del pick-up non si seppe più nulla.
L’orso e il lupo salirono verso l’alto, più in alto che poterono, incontro al ghiacciaio che gli correva contro.
Il cinghiale rimase immobile ad aspettare, il cervo no.

3.Dopo
«Dio si sta lavando le mani. Il leviatano tornerà ancora» pensa, sorridendo maligno.
Della baita alla moda, del camino, delle birre, del social e dell’uomo, del cacciatore, del fucile, del bosco e di Greta non resta più nemmeno il ricordo.
La bellezza è andata perduta, così come tutta la bruttezza del mondo.
Sotto il sole c’è solo il vuoto, come una volta. Chissà cosa ci sarà dopo, si chiede il sole prima di andarsi a ritirare con la luna.
L’età dell’uomo è ora terminata.

Il ghiacciaio sopra il bosco è un po’ infastidito dal caldo

Questa storia partecipa al Blogger Contest 2019. Fai sapere all’autore cosa pensi della sua storia, scrivi qui sotto il tuo commento.

Angelo Ramaglia

Angelo Ramaglia

Il mio superpotere è dare ragione a chi la vuole a tutti i costi. Il mio desiderio è scrivere cose il più possibile senza senso. Il mio benessere lo raggiungo su sentieri di montagna molto in salita e molto solitari. Il mio cruccio è la ruota del criceto. Il mio bisogno è non aver bisogno. Questa bio lascia a desiderare, avete ragione.


Il mio blog | E’ un blog legato alla montagna, alla corsa e alla scrittura, ma non esclusivamente. E’ il diario di uno con poca memoria, il foglio bianco da imbrattare con pensieri troppo lunghi per un social e troppo poco importanti per un’altra bibbia, è la lista della spesa, la presunzione della scrittura, la litania delle lamentele. Per ulteriori info chiedere a Gandalf il cane, il #DogGhostWriter del blog.
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