Racconto

RISALITE

Questa volta avrebbero tentato una salita invernale, con la neve alta, quando i turisti non ci sono più e rimane solo il silenzio interrotto dai respiri affannosi della fatica.

testo e foto di Luca Fornasiero

16/03/2024
6 min
Sarebbero arrivati lassù ancora una volta. Alessio in testa, con il suo piumino rosso, mentre Maddalena avrebbe seguito i solchi tracciati dagli sci del suo compagno d'avventura.

Non si trattava però della solita escursione a cui erano abituati, questa volta infatti non sapevano bene cosa aspettarsi da quel versante esposto a nord e soprattutto non potevano immaginare quello che avrebbero trovato una volta raggiunto il punto panoramico finale. L’itinerario lo avevano valutato e studiato con giudizio i giorni precedenti e sicuri del meteo stabile e del bollettino valanghe favorevole non restava altro che coprirsi adeguatamente, controllare l’attrezzatura, mettere le pelli agli sci e salire per un migliaio di metri in quella mattina ancora troppo fredda, complice il sole tardivo nascosto dietro le montagne più alte che costringeva tutta la valle a restare nell’ombra.

Erano eccitati all’idea di rivedere le Tre Cime in inverno che non avevano ancora mai visto. O meglio, le Tre Cime di Lavaredo le conoscevano bene ovviamente per fama ma soprattutto perché le avevano già raggiunte in altre occasioni: fu infatti una delle loro prime escursioni da neofidanzati, quando scelsero di dedicare l’ennesimo weekend alla montagna e alle storiche Dolomiti. In tempi diversi, poi, le avevano toccate con mano da bambini accompagnati chi dai genitori e chi dal gruppo degli scout di appartenenza ma per entrambi, in quella prima volta che si perdeva lontana nella memoria, la maggior soddisfazione fu solo quella di toccare la cima per mangiare il meritato panino che conservavano gelosamente nello zainetto.

Quasi giornalmente non mancavano poi le occasioni per vedere e rivedere e rivedere le tre maestose torri a ogni ora del giorno proposte e postate compulsivamente su Instagram da chiunque. Ma questa volta era diverso. Questa volta avrebbero tentato una salita invernale, con la neve alta, quando i turisti non ci sono più e rimane solo il silenzio interrotto dai respiri affannosi della fatica.
A questo proposito i due giovani partiti di buon’ora alternavano con cadenza regolare il movimento coordinato di sci e bastoncini guadagnando dislivello a poco a poco mentre si guardavano attorno incantati da un ambiente così unico e selvaggio. Sulla sinistra tutta l’imponenza ombrosa del Monte Paterno, dall’altro lato alberi imbiancati che vivevano la loro stentata vita ai margini del percorso.

Una curva, un’altra curva e poi eccole! Eccole finalmente! Svettare imponenti con la loro silhouette inconfondibile. Che gioia! Le Tre Cime.

«Ehi! Ti ricordi il cameriere che ci ha fatto il caffè stamattina?»
Uno dei due interruppe questo piccolo attimo di contemplazione e il pensiero tornò veloce al bar del parcheggio dove si erano serviti poco prima e al cameriere che in modo svogliato e per niente amichevole aveva portato loro il caffè caldo alle 7 di mattina.
«Ahah si! Però ci ha fatto un buon caffè!»
In fondo lo capivano quel lavoratore assonnato ed erano stati gentili con lui, sacrificava la sua giornata e la sua libertà per permettere la loro.

Alessio approfittò della distrazione e interruppe il passo per riprendere fiato e con la scusa di verificare il percorso e il punto gps entrambi scartarono qualcosa di dolce e cominciarono a masticare rinfrancati. Chiacchieravano e si scambiavano opinioni e pensieri. Il ragazzo con la maschera sugli occhi un po’ appannata guardava lei parlare illuminata da un primo timido raggio di sole e la trovò proprio buffa mentre mangiucchiava a malapena riconoscibile dal nasino e dai lineamenti della bocca che sbucavano da tutti quei vestiti pesanti che indossava ma a lui, lei, piaceva anche così. Il ristoro sul pendio venne interrotto improvvisamente da un uccello nero, forse un gracchio, che con una planata così netta e pulita da far invidia agli sciatori sfiorò le loro teste e li superò in un battito d’ali dirigendosi verso la loro stessa meta. Spiarono la traiettoria e ripartirono. Non mancava poi molto per arrivare e il sole, intanto, si era alzato permettendo alla neve di brillare e mostrarsi in tutto il suo chiarore. Anche il tepore sulla pelle e sui vestiti era aumentato, si stava proprio bene in alto adesso.

La salita continuava, per fortuna mai troppo ripida ma sempre costante e di neve fresca ce n’era davvero in abbondanza quel giorno così le poche volte che voltavano lo sguardo indietro per vedere di quanto si erano alzati sulla valle potevano ripercorrere a zig-zag le tracce che avevano lasciato dietro di loro come degli improvvisati Pollicino sugli sci. Una curva, un’altra curva e poi eccole! Eccole finalmente! Svettare imponenti con la loro silhouette inconfondibile. Che gioia! Le Tre Cime, una di fianco all’altra, inseparabili come sorelle. Erano rimaste lì, immobili e statuarie, nonostante il freddo, la neve e i turisti assenti.

Il paesaggio tutt’attorno non aveva eguali. Erano in un posto visto e rivisto, lo sapevano, ma in veste invernale assumeva tutto un altro significato. Da soli, immersi in quel bianco surreale e silenzioso avevano l’impressione di essere proprio loro le prime persone al mondo a essere arrivate fin là. Nessuno dei due si sarebbe mai aspettato un’emozione così totalizzante. Si guardavano attorno, eccitati e smaniosi di giocare a riconoscere quei posti già visti.
«Laggiù in estate ci sono i laghetti», indicarono la direzione giusta col dito del guanto «e così tanta gente da non riuscire a camminare»
«Là invece è dove abbiamo mangiato il panino. Ti ricordi che caldo faceva in maniche corte?»
«A dire il vero mi ricordo quando non volevi più alzarti perché eri troppo stanco ahahah»
«Simpaticona… senti a proposito di panini, che dici? È il momento?»

Con la spensieratezza di chi è finalmente giunto a destinazione si diressero verso la chiesetta degli Alpini, ancora pochi metri per mangiare un altro panino, come già avevano fatto ad agosto di qualche anno fa e troppi anni prima con la fame che solo i bambini possono avere. Seduti a cavalcioni sotto al tetto, finalmente al riparo dal vento fresco e vivace, si tolsero gli sci e ammorbidirono gli scarponi.

Le nuvole intanto passavano, il sole si spostava a poco a poco e le montagne restavano lì, ferme e immutabili come erano sempre state e come saranno per sempre. 

Alessio e Maddalena mordevano il pane e gustavano il formaggio. I pensieri fluivano, assorti in quell’ipnotico panorama che davanti ai loro occhi non aveva precedenti. Erano felici, pensarono alla primavera che sarebbe tornata e si sentirono vivi, senza più niente da conquistare. Quel ricco pasto intanto non era passato inosservato. Un gracchio sempre più spavaldo si avvicinava a loro zampettando, incuriosito da questa coppia di visitatori inconsueta certo che lì avrebbe racimolato un po’ di carità.
«Forse è il gracchio che prima ci è volato sulla testa!»
«Troppo facile così! Sale qui senza fatica e vuole anche il nostro panino uffa… ok… ma solo un pezzettino…»
Alla fine, si sa, lanciarono ben più di un pezzettino a quell’uccello intraprendente e fortunato.
Le nuvole intanto passavano, il sole si spostava a poco a poco e le montagne restavano lì, ferme e immutabili come erano sempre state e come saranno per sempre. Fu allora che Alessio si alzò per avventurarsi a piccoli passi nella neve fresca e restare un po’ da solo.

Maddalena conosceva bene ormai quel suo allontanarsi, era l’ispirazione di un attimo e lo lasciò andare senza dire nulla per osservarlo da lontano mentre scarabocchiava qualcosa su una piccola agenda che custodiva sempre nel suo zaino.
Entrambi in modi diversi si sentivano liberi e piccoli di fronte agli spazi ampi ma in qualche modo protetti e vegliati da quelle montagne austere. In effetti la quiete intorno a loro era eterna. A valle vetrine, stop e semafori, i bar e il chiasso dei vicini ma per oggi un paesaggio da fiaba che è diventato prepotentemente simbolo, in questa eternità alta 2999 metri.

«Mi fai vedere cosa hai fatto oggi?» chiese la ragazza al ritorno di lui.
«Sì, non ho disegnato ma ho scritto qualcosa, ero ispirato. Te lo mostro dopo, appena torniamo in macchina. Scusami se mi sono allontanato»
«Non importa» aggiunse lei «ti conosco e so quel che vai cercando»
Sorrise compiaciuto e le si avvicinò lentamente per baciarla. Fu solo per un attimo ma quel ricordo dura ancora…
A questo punto non restava che prepararsi alla discesa. Pronti via e cominciarono a sciare veloci e in equilibrio verso casa ma prima di scomparire dietro all’orizzonte si girarono ancora un’ultima volta per rendere vive e indelebili quelle tre sagome nella loro memoria.
All’arrivo in macchina l’agenda tirata fuori dallo zaino recitava così:

Le ho tanto osservate
e invidiate
nel loro essere vicine
senza però ostacolarsi.

L’un l’altra
si proteggono a vicenda
quando spira impetuoso il vento
e a primavera possono sentirsi
sfiorarsi
mentre la vita ancor rinasce.

Così belle nelle quiete del tramonto
tanto da emozionare quello stesso cielo
che le avvolge
e le abbraccia.

Ti ho pensata
e le mie guance
sì tinsero
del color del cielo(1).

_____
1) poesia di Matteo Pittini

Luca Fornasiero

Luca Fornasiero

Fotografo e video editor, da sempre anche backpacker, adesso vuole viaggiare e connettersi con i paesaggi e i luoghi che attraversa a piedi o in bici. La sua base è a Udine ma il richiamo delle montagne è sempre stato forte come è forte in lui il senso di avventura e di scoperta per i lunghi trekking, meglio se in tenda.


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6 commenti:

  1. Graziano ha detto:

    Ciao Luca,
    Mi hai fatto venir voglia di avvicinarmi a loro e vivere un tratto corto ma simile!!!
    Ora ti ho capito.
    Grazie

    1. Luca Luca ha detto:

      Grazie a te per queste parole che sono d’ispirazione a me per fare di nuovo del mio meglio!

  2. umberto ha detto:

    Le Tre Cime sono trascendentali, assolute. Lo spazio aperto intorno a loro ne esalta ancor piu’ la bellezza.
    Bel racconto, grazie

    1. Luca Luca ha detto:

      È esattamente come dici tu Umberto.
      Grazie

  3. Michela ha detto:

    Bello, letto tutto d’un fiato.
    Continua così.

    1. Luca Luca ha detto:

      Grazie mille Michela, farò del mio meglio per rendere in parole le emozioni

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