Racconto

#3 • Araf

Ricordo il muschio profumato nei solchi tra le pietre del muro a secco, che accarezzavo delicatamente ogni volta che ci capitavo.

testo e foto di Rinaldo Picciotto

01/11/2019
5 min
informazioni
Ci si arrivava a piedi attraverso una strada sterrata e si faceva sempre una tappa per la lapide in memoria della famiglia trucidata.

Mio padre me lo ricordava puntualmente: quel nucleo di quattro persone era stato sterminato dagli occupanti perché avevano nascosto un partigiano ricercato. Probabilmente una soffiata li aveva condotti al muretto di pietra su cui era stata in seguito fissata una lapide. Fucilati senza processo, senza prove, senza ragione. Padre madre e due figli adolescenti. Perché avevano aiutato il giovane Araf a fuggire e a nascondersi. Quel ragazzo che sarebbe tornato qualche anno dopo, alla fine della guerra. Ricordo il muschio profumato nei solchi tra le pietre del muro a secco, che accarezzavo delicatamente ogni volta che ci capitavo conservando quella sensazione magica nel corso di tutta la mia vita.

Il giovane Araf era riuscito a sopravvivere alla guerra e dopo alcuni anni aveva deciso di ritornare in quei luoghi dove era stato causa della morte di una intera famiglia. Era in debito verso di loro e conservava in tasca un pezzo di legno inciso che raffigurava un cerbiatto, regalo di uno dei due ragazzi adolescenti uccisi. Decise di fermarsi iniziando a fare piccoli lavori finché riuscì ad acquistare quello che restava della casa che lo aveva protetto. Con la zappa e con le mani allargò la strada e la rese percorribile più facilmente. Allargò i margini in corrispondenza del muro dove quella famiglia era stata trucidata in modo da creare una sorta di spiazzo dove più persone potessero fermarsi a riflettere e fissò  una targa in legno sulla quale aveva inciso i nomi dei quattro membri della famiglia, sormontata da una piccola tettoia che si copriva di neve durante l’inverno. Ne conservo una fotografia ingiallita custodita da mio nonno che conosceva tutta la storia ed i suoi personaggi. Dietro quel muretto scorreva estate e inverno un ruscello la cui acqua tiepida creava intorno al suo percorso un mondo di vegetazione ricca e variegata che rendeva incantevole tutta la zona. E quanto alla casa questa era appoggiata su una terrazza naturale dalla quale una vista imprendibile permetteva di spaziare in lontananza. Grandi alberi che mio nonno aveva sempre conosciuto giganti della natura si alternavano a qualche decina di metri creando una sorta di anfiteatro naturale in mezzo al quale il ruscello dalle acque tiepide veniva a raccogliersi in una grande vasca in pietra che serviva per gli animali, l’orto e la casa.

Con il tempo Araf – di cui nessuno sapeva se fosse un nome di battaglia o il cognome – riuscì ad ingrandire la casa rendendola  accogliente e si sposò con una donna che gli diede tre figli. Ben presto dovette fermarsi: gli sforzi eccessivi, la fatica di spostare macigni e costruire argini, muri e sostegni lo avevano sfiancato. Il cuore malfermo iniziò a dare problemi e dovette arrendersi. I figli iniziarono presto a contribuire alla economia familiare e a uno di loro venne in mente di creare una sorta di ristoro per i pochi viandanti che si avventuravano fino a quei luoghi. Presto si creò una piccola fama e la gente sapeva di poter trovare Araf seduto nei pressi della casa o dallo spiazzo del muro a secco, all’ombra di un castagno che si allargava sontuosamente. Spesso le persone si fermavano per scambiare qualche parola e farsi raccontare la sua storia, quella che mio nonno conosceva alla perfezione.

Acqua

In paese qualcuno si accorse delle ricche potenzialità dei ruscelli che portavano acque tiepide giù a valle e iniziarono alcuni lavori per raccoglierle in serbatoi capienti che presto diventarono piscine primitive alle quali si avvicendavano frotte di curiosi di tutto il circondario. Finché un giorno qualcuno di facoltoso ne acquistò i diritti per creare rozze costruzioni in cemento che accogliessero più persone. Ne seguirono piazzali sempre più larghi, alberghi e locali di ogni genere che portavano ricchezze a quel piccolo borgo in capo al mondo. Su, alla casa di Araf arrivarono sempre più persone che si fermavano a consumare un semplice pasto a base di latte, formaggio e uova su di un tavolaccio rustico nell’unica stanza disponibile annaffiandolo di un vino che lui aveva creato grazie alle sue uve. Siccome stava diventando una leggenda si decise da qualche parte di dedicare una lapide in marmo o in pietra alla memoria della famiglia che lo aveva protetto a costo della vita.

E così la strada venne allargata e spianata permettendo ad automobili di ogni dimensione di arrivare allo slargo del muretto. Una notte qualcuno che aveva abusato del vino forte e saporito riuscì a demolire la delicata costruzione facendo manovra con l’automobile. Araf non era più in condizioni di aggiustarlo e i figli erano troppo impegnati a gestire il loro ostello per pensarci. Vennero spostate le pietre e queste ostruirono definitivamente il ruscello facendolo disperdere in mille rivoli mentre a valle gli speculatori avevano già dirottato le acque calde per concentrarle in un unico albergo che sarebbe diventato di lusso. All’epoca non abitavo più in zona, mio padre si era ammalato e non era più salito allo spiazzo della lapide, mio nonno era deceduto portandosi via i ricordi di tutto il borgo e Araf spirò in casa, circondato dai figli e dalla anziana moglie. Il locale rimase chiuso giusto per il funerale e riaprì  in tempo per le vacanze estive.

Tornai lassù una sola volta: il piazzale era stato trasformato in un grande posteggio per auto costose, il maestoso castagno era stato sacrificato ma il suo legno servì per costruire uno steccato al posto del muretto mentre della lapide non si trovò più traccia. La piccola casa isolata era stata ingrandita a formare un albergo dotato di ogni comodità e la magnifica terrazza naturale era stata asfaltata e dotata di vetrate ad altezza d’uomo per proteggere dal vento le persone delicate che si fermavano a consumare un pasto servito da camerieri indifferenti assunti dai figli di Araf. Il piccolo cerbiatto di legno custodito da quest’ultimo e che era nella tasca del ragazzo fucilato andò disperso con tutto il resto.

Campagna

♥ Questa storia partecipa al Blogger Contest 2019. Fai sapere all’autore cosa pensi della sua storia, scrivi il tuo commento qui sotto.

Rinaldo Picciotto

Rinaldo Picciotto

Medico e Specializzato; curatore della pagina informatica del sindacato medico FIMMG e della relativa pagina Facebook. Scritto e pubblicato materiale vario: romanzi, racconti, argomenti medici e di tecnologia relativa alla Medicina. Madrelingua francese.


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