Racconto

IL PASSO DI ANNA

Ancora pochi mesi e avrebbe spento 100 candeline. Anna Maria Rigoni “Haus”, moglie dello scrittore Mario Rigoni Stern, è mancata venerdì 19 novembre nella sua casa di Valgiardini ad Asiago.

testo di Andrea Nicolussi Golo  / Nomi (TN)

24/11/2021
2 min
So bene che tra gli amici di Mario si diceva che il vero sergente in casa Rigoni Stern era lei, Anna.

Lo so, ma io non sono stato “amico” di Mario Rigoni Stern solo il suo più oscuro scolaro, il più ignorante, quello di cui il maestro si dimentica presto il nome, se mai lo avesse imparato.

Di Anna Rigoni Haus quindi, non dirò quello che dicono gli amici di Mario, ma quello che io so di lei e dei nostri brevi e radi incontri. Dirò di quella sua pudica affettuosità così rara oggi, così frequente, invece, per la generazione di Anna.
Dirò di Anna e di me, perché infine parlando degli altri si parla sempre di  sé stessi; Anna è stata la sola persona in più di cinquanta anni che mi disse un giorno: “Peccato, dovevi avere degli occhi molto belli, quando ti è successo?”.

La sua domanda arrivò inaspettata, ma non sgradita, non sono arrossito, non ho avuto paura a raccontarle quello che non ho mai detto, avvertivo una rude dolcezza, inusuale nei rapporti tra le persone, una franchezza che tutto scopriva senza dolore.

Poi quell’incontro in Valgiardini a un anno dalla scomparsa di Mario e quel misterioso, impensato turbine di neve a giugno, rivedo il suo appoggiare il pezzo di legna sul ciocco e venire verso di me: “Nevica”. Già nevica, risposi.  Non è impossibile una folata di vento e neve i primi giorni di giugno, ma che la neve cadesse solo in quei pochi metri e che il cielo sopra Asiago rimanesse azzurro, quello sì era strano.

“Cosa ti sembra?”
“Che ci voglia salutare”.
“Dici?”

Poi si parlò di altro, della fatica di portar dentro la legna e degli anni che passano senza nessun riguardo e di mio padre che anche lui non c’era già più e che le era coscritto.

Chissà se qualcuno si sarà stupito di quella lunga carezza che mi riservò quella sera a palazzo Labia a Venezia in occasione del Premio Rigoni Stern del 2017, lei e io sapevamo perché. Ero così fuori posto, così inadatto a quel luogo suntuoso che la sua carezza è stata la scialuppa cui aggrapparmi per lasciarlo e tornare a casa.

Non ho più avuto occasione di incontrarla da allora, mi è rimasta una carezza infinita e un altro passo amico che mi accompagnerà sui pascoli alti.

Andrea Nicolussi Golo

Andrea Nicolussi Golo

Responsabile dello sportello Linguistico della Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri, collabora con l’Istituto Cimbro di Luserna/Lusérnar Kulturinstitut. Ha pubblicato il libro di racconti Guardiano di Stelle e di vacche (2010), e i due romanzi Diritto di Memoria (2014) e Di roccia di neve di piombo (2016), quest’ultimo finalista e segnalato ai Premi ITAS, Rigoni Stern e Leggimontagna. Nel 2011 è stato insignito del premio “Ostana scritture in lingua madre”. Ha vinto numerosi concorsi di poesia sia in lingua cimbra che in italiano e nel 2013, su autorizzazione Einaudi, ha dato alle stampe la traduzione in lingua cimbra del capolavoro di Mario Rigoni Stern Storia di Tönle. Nel 2016 ha pubblicato la traduzione in cimbro de Il piccolo principe e nel 2018 la versione integrale di Pinocchio. Per l’Istituto Cimbro di Luserna ha pubblicato varie favole per bambini.


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10 commenti:

  1. Erica ha detto:

    Che gentilezza…. Un ricordo affettuoso di una grande donna che è stata anche lei protagonista e custode del nostro periodo storico. Complimenti sempre ad Andrea NG

    1. Andrea ha detto:

      Grazie Erica. Grazie.

  2. maurizio boschiero ha detto:

    Che poesia Andrea, che umiltà dentro di te e nelle tue parole. Sempre da imparare tanto da uomini rari come sei tu. Mi sono commosso, e dentro a quel velo che ho davanti confondo le cose e rumori di casa. Perché vorrei essere con te e carezzarti timidamente come ha fatto Anna. Grazie per quello che mi insegni. Maurizio

    1. Andrea ha detto:

      Maurizio amico, devo venire a cercarti. Promesso.

  3. Gio ha detto:

    Una volta non servivano tante parole, bastava guardarsi per capire già tutto….tu mi hai già capito vero? I drukte (scusa non so se si scrive così)

  4. Federica ha detto:

    Poche e giuste parole per descriverla. E tramite queste parole, ora posso dire di averla incontrata per un attimo anch’io. Grazie anche stavolta Andrea m

    1. Andrea ha detto:

      Grazie Federica

  5. Massimo ha detto:

    – davvero delicato come ritratto, congratulazioni all’autore.

  6. Marisa Dalla Corte ha detto:

    Veramente a volte servono poche parole; gli incontri piu’ intensi sono fatti di silenzi, di pensieri che escono dall’espressione. Grazie per questo “ritratto”. Saluti cari

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